Antiterrorismo o Grande fratello? Berlino sperimenta il riconoscimento facciale di massa

Rischi per la privacy e vantaggi per la sicurezza al centro del dibattito sui test del governo tedesco

foto Ansa EPA/FILIP SINGER

Un esperimento di sorveglianza di massa, che permette la scansione facciale in tempo reale dei passeggeri nella stazione berlinese Südkreuz, sta scatenando polemiche tra i difensori del diritto alla privacy e i servizi di sicurezza tedeschi. I metodi di sorveglianza della popolazione, anche se finalizzati alla prevenzione di crimini e attacchi terroristici, hanno messo in allerta un’organizzazione nazionale che rappresenta 64mila avvocati tedeschi, i quali denunciano che “la tecnologia sperimentata può mettere in discussione la libertà delle persone di muoversi in forma anonima negli spazi pubblici”.

Test sui volontari

Al fine di testare le potenzialità della video-sorveglianza di ultima generazione, il ministero degli Interni tedesco nel 2017 aveva reclutato 300 volontari, remunerati con un buono Amazon da 25 euro, per registrare i loro nomi e foto biometriche in una banca dati. La scansione facciale ha poi consentito alle autorità di sapere con precisione in quali giorni e orari le “cavie” fossero passate per la stazione Südkreuz, nella zona Sud-Ovest della capitale. 

Soddisfazione delle autorità

I risultati positivi diedero il via al progetto “Safety Station Südkreuz”, che l’allora ministro degli Interni Thomas de Maizière commentava entusiasta come “il primo vero test sulla vita reale in Germania,” e si diceva soddisfatto dei primi risultati che gli avrebbero permesso di “fornire valide argomentazioni a sostegno del riconoscimento facciale al fine di proteggere e mettere in sicurezza la popolazione”.

Il Grande Fratello ci guarda

Il paragone con il Grande Fratello orwelliano, sempre attento ad ogni spostamento di tutti i cittadini, viene chiaramente in mente ogniqualvolta le forze di sicurezza di un Paese mettano in pratica metodi di sorveglianza volti alla schedatura di massa. Di fatto, quello sperimentato nella stazione berlinese è un sistema che permette di registrare i volti di chiunque prenda un mezzo pubblico, cosa che per molti e’ una routine quotidiana. 

Hackers “etici” a difesa della privacy

Oltre alle preoccupazioni degli avvocati, si sono fatte sentire le voci del Chaos Computer Club, che riunisce i cosiddetti “hackers dal cappello bianco,” attivi nel campo della tutela della privacy e del contrasto alla sorveglianza che leda tale diritto. Gli hackers “etici” attaccano soprattutto la riservatezza del Governo riguardo i dettagli del programma. “Il lato peggiore” ha dichiarato la portavoce Constanze Kurz “è che così poche informazioni siano state condivise con noi”. La Kurz lamenta che mentre le autorità hanno presentato il progetto come un semplice aggiornamento della tradizionale video-sorveglianza, si sia cercato di distogliere l’attenzione dalle operazioni di scansione dei volti di chiunque passi per le zone controllate. 

Schedare gli spettatori di un concerto

Il riconoscimento facciale è una tecnologia oramai disponibile anche per le aziende private. Ticketmaster, leader nell’organizzazione di concerti ed eventi, ha già annunciato la propria collaborazione con aziende del settore della sorveglianza per consentire la scansione di tutti gli spettatori ed evitare soggetti indesiderati o “imbucati” senza biglietto.

In Italia

Anche la Polizia di Stato italiana ha intrapreso da tempo la sperimentazione delle tecnologie di riconoscimento simultaneo degli individui. Tramite il Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini (SARI) (https://www.poliziadistato.it/statics/06/20160627-ct-sari--4-.pdf ), le forze di sicurezza sono ora in grado sia di trovare in pochi secondi la corrispondenza tra l’immagine di un soggetto e quella custodita nelle banche dati con milioni di volti schedati, ma anche di attivare un sistema di “alert” con notifica per richiamare l’attenzione sulla presenza di soggetti monitorati durante eventi o manifestazioni.

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