Migranti, l'accordo di Malta non convince. Austria: "No a ricollocamenti"

Spagna e Grecia chiedono che il meccanismo di redistribuzione riguardi anche loro, ma diversi Paesi Ue frenano. E anche il governo tedesco deve fare i conti con i malumori interni dopo l'intesa con Italia e Francia

L'accordo tra Italia, Francia, Germania e Malta per la redistribuzione dei migranti non convince il resto dell'Unione europea. L'Austria si dice contraria ai ricollocamenti, Spagna e Grecia chiedono che il patto si allarghi anche a loro, che nei fatti stanno facendo i conti con  il grosso degli arrivi in Ue. E nel governo tedesco continuano le tensioni interne con il ministro degli Interni, accusato di aprire le porte, con l'intesa con Roma, all'immigrazione clandestina. Polemiche che di fatto hanno bloccato il tentativo dei promotori dell'accordo di far uscire l'Ue dallo stallo su accoglienza e gestione dei flussi. 

Un tentativo che è stato bloccato sul nascere nel corso del Consiglio Affari interni dei ministri dell'Unione che si sta svolgendo a Lussemburgo. "E' molto importante per noi in Europa salvare vite umane, ma cio' non significa implementare un meccanismo di ricollocamento", ha tagliato corto l'austriaco Wolfgang Peschorn. "Penso che ci siano molte voci critiche all'interno dell'Ue - ha detto Peschorn riferendosi all'accordo di Malta - Io sono noto per la ricerca di soluzioni realistiche e in questo caso bisogna esaminare l'intero problema e le sfide nel più ampio spazio del Mediterraneo: la rotta del Mediterraneo centrale è solo una piccola parte, circa l'8% delle persone che arrivano qui usa questa rotta. Cosa possiamo dire allora alla Grecia o ai Paesi dei Balcani? Li' c'è un'alta pressione migratoria", ha aggiunto.

Un riferimento, quello del ministro austriaco, che sposta il dibattito dalle resistenze dei Paesi meno disponibili a promuovere un meccanismo di solidarietà, come per l'appunto Vienna, ma anche Ungheria e Polonia, ai malumori di Spagna e Grecia, che più di tutti stanno patendo la pressione migratoria negli ultimi mesi. "La Spagna punta sempre alla responsabilità e alla solidarietà nell'ambito delle politiche migratorie" ma la solidarietà deve essere applicata "nel Mediterraneo centrale, orientale o occidentale", tiene a puntualizzare il ministro di Madrid, Fernando Grande-Marlaska Gomez. Al governo spagnolo, come a quello greco, non è andato giù l'accordo Malta, che ha di fatto tenuto fuori dalla porta due rotte 'calde' dell'immigrazione.

Sulla carta, le richieste di Madrid e Atene coincidono con quelle dell'Italia: serve un meccanismo di redistribuzione di tutti i migranti, non solo i richiedenti asilo, che si attui non su base volontaria, ma automatica. Punti su cui anche l'accordo di Malta è rimasto molto vago. Parigi e Berlino, comunque, vanno dritti, annunciano che almeno altri 10 Paesi Ue sarebbero pronti ad abbracciare l'accordo di Malta e sperano di avere il sostegno della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. L'obiettivo finale è la riforma del regolamento di Dublino, di cui l'intesa di Malta dovrebbe essere solo il preambolo. Ma la strada resta in salita, non solo per i 'no' di Austria e Paesi di Visegrad.

Lo stesso governo tedesco deve fare i conti con le tensioni interne. La leader della Cdu, il partito di maggioranza, Annegret Kramp-Karrenbauer ha messo in guardia che accordi come quello di Malta, anche se non la citato espressamente, possono costituire un 'pull factor', ossia un fattore di spinta per l'immigrazione clandestina. Accuse a cui ha risposto a muso duro il ministro degli Interni Horst Seehofer, tra i promotori dell'intesa, secondo il quale l'accordo non ha rappresentato un grande "fattore di attrazione" di migranti ed è persino "imbarazzante" doverne discutere, davanti a numeri così bassi.

Resta il fatto che i numeri sono bassi se si guarda alla rotta verso l'Italia. Ma se si gira verso Est, tanto più con la Turchia pronta a una nuova offensiva in Siria e a mandare in soffitta l'accordo con l'Ue per fermare i viaggi verso i Balcani, i numeri sono già alti e potrebbero diventarlo ancora di più. 

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