Ricerca, l’accusa dei professori: “Per la prima volta l’Ue taglia i fondi, il Parlamento intervenga”

Lettera dei docenti universitari a David Sassoli: "Tagli per il 25% significa meno ricercatori, brevetti e invenzioni". Gli accademici denunciano uno sforzo europeo insufficiente se paragonato a Usa, Giappone e Corea

Nonostante la crisi pandemica abbia dimostrato l’importanza di investire nella ricerca, i finanziamenti proposti dal Consiglio europeo per il capitolo di spesa strategico rimarranno fermi a quanto previsto nel 2014. A denunciarlo è Lettera 150, un think tank che riunisce oltre 250 professori universitari. “Per la prima volta nella storia d’Europa - si legge in un appello recapitato al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli - il finanziamento proposto dal Parlamento europeo e dalla Commissione per il programma quadro 2021-2027 viene drasticamente tagliato dal Consiglio europeo con una riduzione di ben 13,5 miliardi di euro, circa il 25% del totale”.

Le conseguenze

“Secondo le prime stime - si legge ancora nell’appello firmato dai docenti di diversi atenei europei - le conseguenze di questi tagli equivalgono alla eliminazione del supporto a 22.500 ricercatori, ad una perdita di 400 brevetti per 110 invenzioni e ad una perdita di 220 test clinici”. Tutto questo, prosegue Lettera 150, “in un contesto in cui l’Europa spende solo il 2,2% del Pil nella ricerca contro il 2,8% degli Usa, il 3,2% del Giappone, il 4,3% della Corea”.

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L'appello

“Il messaggio per le nuove generazioni, le più colpite dalle conseguenze della crisi, è devastante”, denunciano i professori. “L’Europa non intende investire nel loro futuro”. “È chiaro che nella discussione al Consiglio europeo - scrivono ancora gli accademici - nessuno degli Stati ha difeso la ricerca e l’innovazione, nessuno ha pensato alla salute, all’ambiente, alla produzione di ricchezza, tutti si sono dimenticati delle nuove sfide dell’agenda digitale”. Da qui un appello al Parlamento europeo al fine di “riconsiderare l'assegnazione dei fondi per la ricerca, come descritto nella proposta originale”. “Dobbiamo essere consapevoli del fatto che, senza ricerca, un futuro di prosperità e benessere non sarà realizzabile per i popoli d’Europa”, concludono i professori firmatari.

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