Sul bilancio i 'ricchi' dell'Ue piangono miseria, ma sono i primi a guadagnare dal mercato unico

Mentre è ancora in corso il summit sul quadro finanziario dei prossimi sette anni, l’Eurocamera ha fatto i conti in tasca agli Stati membri. Emerge che i Paesi ‘frugali’ sono tra quelli che beneficiano di più dalla libera circolazione di beni e servizi in Europa

Il cancelliere austriaco Kurz discute con la cancelliera tedesca Merkel al Consiglio - foto Consiglio europeo

Sono stati ribattezzati i ‘quattro frugali’. Si tratta di Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, i più feroci oppositori di un bilancio europeo che superi l’1,0% del reddito nazionale lordo come contributo statale. Tali Paesi sono però anche nel gruppo di quegli Stati che traggono maggiori benefici dall'appartenenza al mercato unico europeo. È quanto emerge da un’analisi pubblicata dai servizi del Parlamento europeo, mentre a Bruxelles sono ancora in corso i difficili negoziati tra i leader Ue per trovare un compromesso sul prossimo budget comunitario. 

Chi si avvantaggia dell’Ue

I quattro Paesi ‘frugali’ guadagnano tutti oltre la media Ue (840 euro l'anno a cittadino) dall'appartenenza al mercato unico europeo. Nella classifica - stilata dalla Commissione europea, ma ripubblicata nelle ultime ore dall’Eurocamera - a trarre maggiori benefici dall'integrazione europea sono gli abitanti del Lussemburgo (2.834 euro l'anno, dati 2016), seguiti da irlandesi (1.894), danesi (1.682) e belgi (1.627). Anche francesi (1.074) e tedeschi (1.046) sono oltre la media Ue, mentre l'Italia è appena sotto con 763 euro. “È abbastanza chiaro - si legge nel report - che gli europei occidentali beneficiano di più in termini assoluti e di welfare” dal mercato unico, “rispetto a quelli del Sud e dell’Est”. Il documento conferma inoltre che il Pil Ue sarebbe più basso dell'8,7% se non esistesse l'integrazione del mercato unico. 

Lo stallo nei negoziati 

Nel mentre, dalla riunione dei leader Ue si fatica a trovare un accordo. Da una parte, 17 Paesi detti ‘amici della coesione’ (tra i quali c’è anche l’Italia) chiedono un bilancio all’altezza delle ambizioni europee, a partire da Green deal e digitalizzazione. Dall’altra i ‘frugali’, di cui fa parte anche la Germania, ma con posizioni più moderate, pretendono un bilancio che non gravi troppo sulle spalle dei loro contribuenti. 

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Il rinvio

I tanti nodi ancora da sciogliere potrebbero spingere il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, a mandare tutti i leader a casa a schiarirsi le idee, per tornare a negoziare tra uno o due mesi.

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