“La riabilitazione dei detenuti non funziona”, la delusione dell’ex-direttore delle carceri inglesi

Dopo un’intera carriera dedicata al reinserimento dei condannati britannici, l’ex-numero uno delle prigioni del Regno Unito esprime la sua amarezza per il mancato recupero di chi ha avuto un’infanzia segnata da violenza, alcol e sostanze stupefacenti

Meno corsi di formazione professionale e più rispetto per la dignità dei detenuti. Sir Martin Narey, già direttore generale delle carceri britanniche, ha confidato la sua amarezza per gli scarsi risultati del reinserimento sociale dei condannati, coinvolti in attività benefiche e di formazione lavorativa che, secondo Narey, “fanno poca, se non nessuna, differenza”. L’alto funzionario ed ex-consigliere speciale del Governo di Londra ritiene invece che il meglio che la prigione può offrire ai suoi detenuti sia un ambiente in cui ciascuno di loro viene trattato con “rispetto e dignità”. 

La recidiva e il reinserimento

In un discorso tenuto durante la conferenza dell'Associazione internazionale dei centri di correzione e delle prigioni, Sir Narey ha apertamente sostenuto che i programmi di riabilitazione dei condannati a pene carcerarie dovrebbero essere aboliti. L’ex-direttore ritiene infatti non vi sia alcun nesso causale tra i percorsi di reinserimento e la riduzione del tasso di recidiva, che in Regno Unito coinvolge ancora un ex-condannato su due. 

Trattare bene i detenuti

“Bisogna contrastare, con educazione, chi dice che un corso da sei settimane a sei mesi possa annullare i danni di una vita”, sostiene Narey, facendo riferimento alle storie dei detenuti segnate da infanzie difficili, abuso di alcol e di sostanze stupefacenti, scarse opportunità e disoccupazione. "Le carceri dignitose in cui i detenuti sono rispettati - sottolinea Narey - forniscono invece una base per la loro crescita personale". "Le prigioni indecenti e insicure - conclude - non consentono tale crescita e danneggiano ulteriormente coloro che vi devono sopravvivere". 

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