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"La Brexit si può revocare", la Corte riaccende le speranze dei pro-Ue britannici

Il parere dell'Avvocato generale di Lussemburgo sul ricorso presentato da alcuni cittadini scozzesi: il processo di uscita del Regno Unito non è irreversibile. Ma bisogna fare in fretta

Fermi tutti: la Brexit non è irreversibile. A dispetto di quanto sostenuto sia dai vertici della Commissione Ue, sia dai brexiter duri e puri, il Regno Unito potrebbe revocare unilateralmente la sua decisione di uscire dall'Unione europea. O meglio, non vi è un impedimento legale a tornare indietro. E' l'opinione espressa dall'avvocato generale della Corte europea di giustizia, Manuel Campos Sanchez-Bordona, in risposta a una richiesta arrivata da alcuni politici scozzesi, che hanno chiesto l'intervento dei giudici di Lussemburgo per sapere se Londra può bloccare la Brexit.  

Condizioni e limiti

Secondo l'Avvocato generale, la possibilità di revocare unilateralmente l'intenzione di ritirarsi dall'Ue è soggetta a alcune condizioni e limiti. Primo, la revoca unilaterale deve essere notificata da un atto formale al Consiglio europeo e rispettare le norme costituzionali nazionali. Nel caso del Regno Unito - sottolinea l'Avvocato generale - l'autorizzazione del Parlamento britannico è richiesta per notificare l'intenzione di ritiro e dunque è logico che anche la revoca richieda l'approvazione parlamentare. Secondo l'Avvocato generale, c'è anche un limite temporale alla possibilità di revoca, cioè i due anni previsti dall'articolo 50 del Trattato. Infine, devono applicarsi i principi di buona fede e sincera cooperazione per evitare abusi della possibilità di revocare unilateralmente l'intenzione di uscire dall'Ue.

In difesa della sovranità nazionale

L'Avvocato generale ha invece rigettato gli argomenti di Commissione e Consiglio Ue, secondo cui la revoca puo' avvenire solo sulla base di una decisione unanime del Consiglio europeo. Una procedura unanime di questo tipo infatti aumenterebbe i rischi che lo Stato membri lasci l'Ue contro la sua volontà perché il diritto di ritirarsi o rimanere nell'Ue non sarebbe più soggetta al suo controllo, alla sua sovranità e alle sue norme costituzionali.

Per l'Avvocato generale, l'articolo 50 del Trattato che prevede le procedure di ritiro dall'Ue è un'espressione del principio di rispetto per le identità nazionali degli Stati membri che permette loro di ritirarsi se considerano che questa identità nazionale è incompatibile con l'appartenenza all'Ue. Ma allo stesso tempo, secondo l'Avvocato generale, non si devono frapporre ostacoli alla continua appartenenza all'Ue se uno Stato membro decide di uscire, ma poi cambia idea, perché questo è in linea con l'obiettivo di far avanzare il processo di integrazione.Questo approccio inoltre - ha detto l'Avvocato generale - è il più favorevole alla protezione dei diritti acquisiti dai cittadini Ue.

Il parere dell'Avvocato generale, scrive l'Agi, è destinato a pesare sul voto alla Camera dei Comuni del 11 dicembre, dato che concede di fatto al Parlamento britannico la possibilità di revocare la notifica della Brexit. 

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