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European Union, 2020

European Union, 2020

Retromarcia di Bruxelles nei rapporti con Pechino: nel mirino lo ‘shopping’ cinese di aziende Ue

All’indomani dello stop all’accordo sugli investimenti, la Commissione vara un regolamento per proteggere il mercato unico dalle società sovvenzionate dai Governi esteri

Salvaguardare il mercato Ue dallo ‘shopping’ straniero da parte di società sovvenzionate da Governi di altri Paesi, che - approfittandone della crisi - potrebbero acquisire a prezzo stracciato imprese europee. Con questo obiettivo la Commissione europea ha adottato oggi un nuovo regolamento per affrontare “le distorsioni causate dalle sovvenzioni estere nel mercato unico”, si legge in una nota dell’esecutivo Ue. Un documento che rappresenta una decisa inversione di rotta nei rapporti tra Bruxelles e Pechino.

Contro i vantaggi sleali

In apparenza, si tratta di un semplice tentativo di “colmare il vuoto normativo” in quest’ambito. Tuttavia, come spiegato dal vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, le nuove regole nascono da una preoccupazione ben più importante della sola mancanza di legislazione. L’Europa è infatti in balia di “vantaggi sleali derivanti dalle sovvenzioni” che “rappresentano un flagello per la concorrenza internazionale”, ha detto Dombrovskis in conferenza stampa. La Cina viene citata poco e malvolentieri dai membri della Commissione, ma l’influenza economica di Pechino sembra essere diventata una preoccupazione per l’Ue, almeno da quando i rapporti con il gigante asiatico non sono più così idilliaci. 

L'accordo congelato

Solo lo scorso 30 dicembre, la Commissione europea ha infatti concluso con la Cina un accordo globale in materia di investimenti. Negli ultimi giorni del 2020, Bruxelles sbandierava l’intesa come un grande risultato. “La Cina si è impegnata a garantire agli investitori europei un livello di accesso al mercato più elevato di quanto non sia mai stato in precedenza”, si leggeva nel comunicato che annunciava l’accordo raggiunto. Pechino “si impegna inoltre a garantire un trattamento equo alle imprese dell'Ue, in modo che possano competere in Cina a condizioni di maggiore parità, anche per quanto riguarda la normativa sulle imprese statali, la trasparenza dei sussidi e le norme contro il trasferimento forzato di tecnologie”. “Per la prima volta - aggiungeva la nota - la Cina ha accettato inoltre disposizioni ambiziose in materia di sviluppo sostenibile, compresi impegni sul lavoro forzato e la ratifica delle convenzioni fondamentali pertinenti dell’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro, ndr)”. Ma ai lungimiranti propositi non sono seguite azioni coerenti da parte di Pechino e la Commissione ha fatto sapere ieri - a mezzo stampa - che quell’accordo è sospeso. 

Le tensioni sui diritti umani

Durante un’intervista rilasciata ieri all’agenzia francese Afp, Dombrovskis ha messo in chiaro che “nella situazione attuale, con le sanzioni dell'Ue in vigore contro la Cina e contro-sanzioni cinesi in atto anche contro i membri del Parlamento europeo, l'ambiente non è favorevole alla ratifica dell’accordo”. Il riferimento del vicepresidente della Commissione è alle sanzioni imposte a marzo da Bruxelles a danno di quattro funzionari cinesi coinvolti nelle violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. La Cina ha risposto con le sue contro-sanzioni a danno di politici e persino di personalità accademiche e della società civile che lottano per i diritti degli uiguri, la minoranza musulmana del Paese. 

Le nuove regole

All’indomani della sospensione dell’accordo, Bruxelles ha presentato il regolamento sulle acquisizioni di aziende Ue da parte di società straniere. Con questo atto, l’esecutivo Ue introduce un obbligo di notifica che permetterà alla Commissione di indagare sulle acquisizioni che vedono un contributo finanziario da parte di un Paese extra-Ue. Il meccanismo è limitato alle società Ue da acquisire con un fatturato pari o superiore a 500 milioni di euro, mentre il contributo estero - per essere rilevante ai fini dell’indagine Ue - deve essere di almeno 50 milioni di euro. La vicepresidente, nonché responsabile per la concorrenza Ue, Margrethe Vestager, ha avvertito che Bruxelles intende “sanzionare chi non ci hanno detto la verità”. Di qui un obbligo di informare la Commissione in buona fede su tutte le sovvenzioni ricevute dal Governo straniero.

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