Col respiro o via gargarismi: ecco i nuovi test rapidi anti-Covid alla prova in Europa

Un professore belga di medicina veterinaria ha sviluppato il dispositivo salivare che permette di identificare i positivi senza passare per le lungaggini dei tamponi. Buone notizie anche dall'Italia: in sviluppo un sensore che rileva gli asintomatici con una cannuccia

Testare, tracciare, isolare. In attesa che arrivi un efficace vaccino anti-Covid, la ricetta per ridurre l’espansione a macchia d’olio della patologia virale parte necessariamente dai test. Ma con numeri di contagi in crescita costante, si allungano anche i tempi d’attesa per fare i tamponi o le prove sui campioni di sangue. Tanto che alcuni Paesi, come il Belgio, si sono già trovati costretti a restringere le possibilità di verifiche in laboratorio ai soli individui che manifestano sintomi, escludendo dai test tutti gli asintomatici, che secondo le ultime stime corrispondono a circa il 70% degli attuali portatori di coronavirus. Di qui la necessità di sviluppare nuove tipologie di test rapidi, economici e che non hanno bisogno di reagenti. 

Una prima proposta arriva da Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile. L’istituto italiano sta sviluppando un test che permette di diagnosticare in 10/15 minuti l’infezione da Covid. Basterà soffiare in una cannuccia collegata a uno specifico dispositivo chiamato AsDECO’ (Asymptomatic DEtection COronavirus). Il sensore ha dimensioni paragonabili ad uno smartphone, è riutilizzabile, non ha bisogno di reagenti e permetterà di effettuare screening su un ampio numero di persone in ambienti come scuole e aeroporti, consentendo così di individuare anche i casi asintomatici.

“L’idea è nata dall’esigenza di avere a disposizione nuove tecnologie di diagnostica precoce e non invasiva”, spiega Antonia Lai, ricercatrice del Laboratorio diagnostiche e metrologia presso il Centro ricerche Enea di Frascati, che sta mettendo a punto il sensore insieme ai colleghi Alessandra Pasquo e Simone Mannori. “Stiamo lavorando a pieno ritmo per realizzare entro pochi mesi il primo sensore”, aggiunge. “La sperimentazione sul campo partirà una volta conclusa la parte di laboratorio e sarà gestita da strutture sanitarie e ospedali, con i quali stiamo avviando accordi di collaborazione”, spiega la ricercatrice.

“La presenza del virus SARS-Cov2 nel sensore - aggiunge Lai - induce un cambiamento sulla luce riflessa, individuata attraverso algoritmi identificativi che permettono una risposta in tempi rapidi senza l’utilizzo di reagenti”. Finora “lo screening di massa su intere popolazioni ha dimostrato la sua efficacia nel rallentare l’epidemia, anche grazie all’individuazione degli asintomatici”. Perciò “è indispensabile lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici a basso costo che permettano il monitoraggio su vasta scala, essenziale per il contenimento della diffusione del virus”, conclude la ricercatrice.

Animati dallo stesso spirito, i ricercatori belgi hanno già messo a punto un sistema di test salivari tramite gargarismi. A ideare il dispositivo è stato Fabrice Bureau, professore di medicina veterinaria presso l'Università di Liegi. Il docente voleva evitare un'epidemia nel campus in cui insegna, ha spiegato alla stampa locale. “Gli studenti, anche se giovani e poco sintomatici, hanno ancora paura di trasmettere il virus ai genitori e ai nonni”, ha detto Bureau. Di qui il lavoro per sviluppare il test salivare che, assicura, “ha tassi di sensibilità molto vicini al tampone nasofaringeo”.

I kit sono già in produzione e vengono realizzati nella regione del Belgio francofono. Le confezioni contengono imbuti in plastica, reagenti e tutto l’occorrente per il test rapido. Bureau, nel suo piccolo, ha raggiunto il suo obiettivo. In 35 stand sparsi per tutto il campus universitario di Liegi è possibile fare i test e l’obiettivo è quello di mettere in sicurezza i 25.000 studenti e i 5.000 dipendenti dell’ateneo. Chiunque può fare un test alla settimana, in forma anonima e gratuita. 

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