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Giovedì, 13 Giugno 2024
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L'Ue presenta il nuovo regolamento sui media, gli editori: "Minaccia la libertà di stampa"

La Commissione presenta le nuove norme che prevedono anche la costituzione di un organismo di vigilanza europeo, cosa che non piace alle associazioni dei proprietari dei giornali

La Commissione europea ha presentato oggi un nuovo regolamento pensato per migliorare l'indipendenza dei media europei, il Media Freedom Act. Il regolamento però non è piaciuto alle organizzazioni che rappresentano gli editori europei, che addirittura hanno sostenuto che minerebbe “i principi fondamentali della libertà di stampa”. "Qualcuno si aspettava che proponessimo la bomba atomica, altri che facessimo un'operazione cosmetica - spiega la vicepresidente Vera Jourova, in conferenza stampa a Bruxelles - credo che siamo più o meno a metà tra le due".

Il regolamento, tra l'altro, richiederà agli Stati membri di rispettare la libertà editoriale dei media e di migliorare la tutela delle fonti giornalistiche. In aggiunta, i media dovranno assicurare trasparenza sulla loro proprietà, rendendo pubbliche le relative informazioni: "Bisogna essere trasparenti sulla proprietà dei media, perché l'informazione non è una merce come le altre", dice il commissario al Mercato Interno Thierry Breton.  Il regolamento contiene il divieto di usare programmi informatici (spyware) per spiare i media, i giornalisti e le loro famiglie. Dove esistono media di servizio pubblico, i fondi devono essere "adeguati e stabili", per assicurare l'indipendenza editoriale. Il responsabile e il consiglio di amministrazione dei media di servizio pubblico dovrebbero essere nominati in modo "trasparente, aperto e non discriminatorio". Il servizio pubblico deve offrire una "pluralità" di informazioni e opinioni, in modo "imparziale".

Il regolamento richiede agli Stati di valutare l'impatto che le concentrazioni che avvengono sul mercato dei media hanno sul pluralismo e l'indipendenza editoriale degli stessi. Inoltre, qualsiasi misura legislativa, regolatoria o amministrativa adottata dagli Stati membri che riguardi i media dovrà essere "giustificata e proporzionata". L'allocazione della pubblicità pubblica ai media dovrà poi essere "trasparente" e "non discriminatoria".  Verranno "aumentate" la trasparenza e l'oggettività dei sistemi di misurazione dell'audience, che hanno un impatto sui ricavi pubblicitari, in particolare on line. Sono previste tutele contro la rimozione ingiustificata di contenuti on line prodotti con standard professionali. Nei casi che non riguardano rischi sistemici come la disinformazione, le piattaforme dovranno informare preventivamente il media che ha pubblicato il contenuto sulle ragioni della rimozione. Le rimostranze del media in questione al riguardo dovranno essere esaminate dalle piattaforme in via prioritaria. Ci sarà anche un diritto alla 'customizzazione' dell'offerta dei media su apparecchi e interfacce, come la tv connessa alla Rete.

Infine la Commissione propone di istituire un nuovo organismo di vigilanza, il Consiglio europeo per i servizi dei media (Ebms, European board for media services) composto dalle autorità nazionali. Il consiglio sostituirà e succederà al gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi (Erga). E proprio le sue competenze sarebbero uno dei punti criticati dalle associazioni di categoria. Emma ed Enpa, di cui fa parte l'italiana Fieg, in una nota denunciano che “la Commissione europea ha scelto di avanzare una proposta che mina i principi fondamentali della libertà di stampa, senza prendere in considerazione le preoccupazioni fondamentali sollevate dagli editori della stampa".

"La stampa libera e indipendente è stata storicamente esclusa dalla sorveglianza regolamentare delle autorità dei media, come riconoscimento della sua funzione democratica e del diritto fondamentale all'informazione”, affermano le organizzazioni, secondo cui “i Trattati dell'Ue lasciano la politica della stampa e dei media in generale agli Stati membri, il che consente di adottare norme differenziate in base alle caratteristiche di ciascun mercato nazionale dei media”. Per questo, continuano, “non vediamo alcuna ragione o giustificazione per armonizzare ulteriormente la legislazione sui media a livello europeo e per porre, per la prima volta, la stampa di carta e digitale sotto la supervisione normativa di un 'Consiglio europeo per i servizi di media' con il coinvolgimento della Commissione europea. Solo questo solleva forti preoccupazioni di 'cattura politica' dei media a scapito della libertà di stampa e della sua importanza per la democrazia", conclude la nota.

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