Covid-19, Londra paga i cittadini che devono stare in quarantena

La misura si applicherà alle fasce più svantaggiate della popolazione ed è stata pensata per evitare fughe dall'isolamento di coloro che temono di perdere il lavoro o di non guadagnare abbastanza

Johnson discute con un gruppo di paramedici - foto Ansa Pippa Fowles/n10 Downing street

Se sei positivo al coronavirus e resti a casa per la quarantena il governo ti paga un rimborso spese. È questa l'ultima trovata del governo di Londra per provare a evitare le “evasioni” dall'isolamento dei cittadini a più basso reddito i quali spesso, temendo di perdere il posto già precario o a nero, si recano comunque al lavoro prima dei termini prescritti.

Adesso l'esecutivo di Boris Johnson ha deciso di pagare, seppur una cifra non certo altissima, sia loro che i loro familiari o conoscenti che pure devono isolarsi nel caso siano venuti in contatto con il malato. Lo schema, deciso la scorsa settimana ed entrato in vigore il primo settembre, prevede che chiunque risulti positivo e sia beneficiario dell'Universal Credit o del Working Tax Credit, i sussidi per i lavoratori che guadagnano solo fino a circa 16mila sterline l'anno, debba ricevere fino a 132 sterline (13 al giorno) per l'auto isolamento di 10 giorni, mentre gli altri membri della sua famiglia, così come le persone con cui sono entrati in contatto e che quindi sono tenuti a isolarsi, ricevano invece fino a 182 sterline per un massimo di 14 giorni di quarantena. Il programma per ora sarà in vigore solo in alcune zone dell'Inghilterra nord occidentale (a Blackburn, Darwen, Pendle e Oldham), dove sono state ultimamente imposte misure più restrittive in seguito a un aumento dei casi nella zona.

Il Segretario di Stato alla Sanità, Matt Hancock, ha affermato di ritenere che la “fuga” dalla quarantena sia una delle ragioni del fallimento del programma di Test and Trace, messo in campo per rintracciare e isolare i casi di Covid-19, che non è riuscito a raggiungere l'80% dei contatti dei contatti dei malati, il target stabilito affinché il programma possa ritenersi efficace. Al momento, secondo dell'Nhs, il sistema sanitaziona pubblico nazionale, sono stati raggiunti il 69,4% dei contatti stretti di persone che sono risultate positive al Covid-19 in Inghilterra nella settimana terminata il 26 agosto. Una percentuale in calo rispetto al 77,1% della settimana precedente e la percentuale settimanale più bassa da quando è stato lanciato lo schema.

Il Regno Unito ha registrato 1.508 casi nelle ultime 24 ore, portando il totale a 340.411 e dieci persone sono morte entro 28 giorni dal risultato positivo del test per il coronavirus, secondo le statistiche giornaliere, per un totale di 41.514 decessi. Per tenere la situazione sotto controllo in vista dell'autunno, e del rischio di una seconda ondata, Londra ha investito altri 500 milioni di sterline per aumentare la capacità di fare tamponi e per testare gli studenti nelle scuole e nei college che stanno riaprendo, nonché nella popolazione nel suo insieme, allo scopo di rintracciare anche gli asintomatici. I soldi serviranno anche a testare un nuovo kit che promette risultati in 20 minuti.

Il nuovo programma verrà sperimentato inizialmente a Salford, nella contea della Greater Manchester, dove a partire da una specifica località ad alto traffico in città con spazi commerciali, servizi pubblici, trasporti e religiosi, verranno testati tutti i cittadini. "Vorrei davvero espandere l'intero programma di test in modo da poter arrivare quasi a un punto in cui testiamo l'intera popolazione ogni settimana", ha dichiarato Jeremy Hunt, presidente della commissione Salute del Parlamento di Westminster.

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