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Foto Ansa  EPA/ANDY RAIN

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Con la Brexit per i britannici addio ai viaggi in Europa (almeno per un po')

Dal primo gennaio il Regno Unito sarà un Paese terzo e in quanto tale incluso in quelli dai quali c'è la restrizione agli ingressi a causa delle misure per il contenimento della pandemia di coronavirus

Accordo o No Deal il Regno Unito dal prossimo primo gennaio uscirà a tutti gli effetti dall'Unione europea e questo avrà delle conseguenze non solo sull'economia ma anche sui viaggi e sul turismo. Ai britannici dal prossimo anno sarà vietato entrare in Europa per motivi di svago, almeno fino a quando non verranno alleggerite le misure di contenimento della pandemia. Questo perché, al di là delle eventuali regole su quarantena e tamponi, i viaggi tra gli Stati membri sono ancora consentiti, ma sono vietati quelli dai Paesi terzi, e il Regno Unito un Paese terzo lo sarà tra meno di un mese.

I Paesi sicuri

Al momento la lista delle nazioni sicure in cui viaggiare al di fuori dell'Unione, secondo le indicazioni di Bruxelles, include Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Ruanda, Singapore Thailandia, Uruguay, Cina e Corea del Sud. Al momento, secondo quanto ricostruisce il Financial Times, 12 Stati, tra cui l'Italia, l'applicano l'elenco in pieno, alcune hanno aggiunto altre destinazioni, mentre due (Ungheria, Croazia) non l'hanno proprio adottata, a cui si aggiunge la Norvegia (che non è Ue ma aderisce all'area Schengen). I viaggi per i britannici saranno ancora consentiti dopo il 31 dicembre ma solo per motivi eccezionali come i viaggi diplomatici, quelli di operatori umanitari, sanitari o di personale militare, quelli dovuti a "importanti motivi familiari" e quelli dei "lavoratori di paesi terzi altamente qualificati" e in alcuni casi gli stagionali.

Esclusi i residenti

I cittadini dell'Ue residenti in Gran Bretagna potranno ancora entrare nel Paese, così come i britannici che vivono stabilmente nell'Ue. Un portavoce del governo di Boris Johnson ha dichiarato: "Non possiamo commentare le decisioni che potrebbero essere prese da altri stati in materia di salute pubblica. Noi adottiamo un approccio scientifico e basato sul rischio alle misure sanitarie al confine, ed è ovviamente nell'interesse di tutti i Paesi consentire viaggi internazionali sicuri quando si è in una pandemia".

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