Con la Brexit il Regno Unito tradisce la sua storia

Londra pur unendosi al club europeo più tardi rispetto a Francia, Germania e Italia, è stata tra i principali artefici del Mercato Unito, quando a favore dell'Europa si batteva l'idolo del leavers, Margaret Thatcher, e contro un allora giovane Jeremy Corbyn

A Westminster sventola l'Union Jack - foto Ansa EPA/ANDY RAIN

Il Regno Unito ha detto addio all'Unione europea separandosi dall'organizzazione di cui ha fatto parte per 47 anni. Non si contano gli strali lanciati contro Bruxelles dai Leavers, dentro e fuori dal partito dei Tory, e in particolare dall'attuale premier britannico Boris Johnson.

Una creatura anche britannica

Eppure l'Ue come la conosciamo è stata anche una creatura britannica. E conservatrice. Quando la Comunità economica europea (Cee) fu costituita negli anni '50, la Gran Bretagna non era tra i sei stati membri fondatori che erano Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania occidentale. Fu negli anni '60 che Londra cominciò a pensare di volersi unire al club ma fu respinta da Charles de Gaulle, il presidente francese. Due volte. Inizialmente erano i primi ministri conservatori, prima Harold Macmillan e poi Edward Heath, a volere entrare nell'Unione, mentre il Labour era scettico.

Il primo referendum sull'adesione

Solo nel gennaio 1973 Heath riuscì a ottenere di diventare Paese membro, ma l'anno dopo i laburisti ottennero la maggioranza alle elezioni grazie anche alla promessa di garantire un referendum sull'adesione, un antesignano di quello sulla Brexit del 2016. Il premier Harold Wilson e gran parte del governo si schierò per il sì, ma il Labour era fortemente diviso. Contrario all'Ue era un allora giovane membro del partito: Jeremy Corbyn. Strenua sostenitrice dell'Europa, che arrivò anche a vestirsi con una maglietta con tutte le bandiere dei paesi Cee, fu la donna che ora è l'idolo dei Leavers: Margaret Thatcher. A differenza di tre anni fa il “remain” vinse nella consultazione che si tenne nel 1975, e con una percentuale molto alta, ben il 67%.

Il mercato unico

Il Regno Unito, ormai membro a pieno titolo, fu anche uno dei principali artefici della costruzione dell'Unione come la conosciamo adesso, e in particolar modo del Mercato unico. "Il Regno Unito ha esercitato una forte influenza sull'Ue in tutto il suo periodo di adesione e gran parte di ciò che l'Ue è oggi riflette un'influenza britannica molto forte", ha spiegato a Politico Michael Leigh, che è stato direttore generale per l'allargamento presso la Commissione europea e ora insegna al campus di Bologna della Johns Hopkins University. E per Leigh se esiste "un'area la cui costituzione ha avuto il maggiore impatto britannico, questa è il mercato unico", quello dal quale ora Johnson vuole uscire a tutti i costi, anche se questo dovesse significare far tornare i controlli alle frontiere sulle merci.

Dalla Cee all'Ue

Il concetto di mercato unico era già stato previsto dal trattato di Roma del 1957 che istituiva la Comunità economica europea (il precursore dell'Ue). Tuttavia fu l'ex ministro delle finanze francese Jacques Delors, presidente della Commissione dal gennaio 1985, che gli diede il maggiore impulso. E per farlo si affidò al lavoro di Arthur Cockfield, un ex funzionario del Tesoro britannico che divenne il commissario di Londra. Fu lui a progettare il suo funzionamento elaborando un piano ambizioso che comprendeva 282 azioni legislative e che la Commissione presentò ai leader del Consiglio europeo di Milano del giugno 1985. E loro concordarono allora di "raggiungere le condizioni per un mercato unico nella Comunità in modo completo ed efficace entro il 1992".

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Il guerriero del commercio europeo

Come ricostruisce Politico senza il Regno Unito nel club, le forze protezionistiche tra i suoi Paesi membri sarebbero state incoraggiate a creare una politica commerciale molto meno aperta al mondo, con l'obiettivo di impedire al concorrenza alle industrie nazionali. Leon Brittan, politico conservatore ed ex commissario al Commercio, è ampiamente considerato una figura chiave nello sforzo di trattenere gli interessi protezionistici di Paesi come la Francia e aprire il mercato Ue. L'Economist nel 1999 arrivò a definirlo "il guerriero del commercio europeo". Ma quelli erano altri tempi, altri politici. La parola d'ordine ora a Londra è “take back control”.

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