200 accademici inglesi contro le collaborazioni con Atenei egiziani: “Non dimenticare Regeni”

In una lettera al Guardian di non "comportarsi come se niente fosse nei confronti di un regime autoritario che attacca sistematicamente la ricerca, l'istruzione e la libertà accademica"

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Duecento accademici inglesi si schierano contro un gruppo di università del Regno Unito che con l'appoggio del governo hanno dato il via a dei rapporti di collaborazioni con gli Atenei egiziani. Con una lettera inviata al Guardian hanno accusato di ignorare le violazioni dei diritti umani nel Paese nonché l'omicidio di Giulio Regeni, che proprio di un'università britannica era studente.

“I funzionari governativi e i dirigenti universitari sembrano aver dimenticato che solo due anni fa, Giulio Regeni, uno studente di dottorato di ricerca a Cambridge, fu rapito, torturato e ucciso mentre svolgeva ricerche al Cairo”, scrivono gli accademici sottolineando che Giulio “è stato uno dei tanti studenti e accademici che sono stati arrestati, torturati, incarcerati e uccisi negli ultimi anni in Egitto, nel contesto di una campagna di repressione molto più ampia rivolta all'opposizione politica, ai sindacati, alla società civile, ai media indipendenti e al professione legale”. I professori mettono in discussione “la saggezza e la legittimità” della scelta di “comportarsi come se niente fosse nei confronti di un regime autoritario che attacca sistematicamente la ricerca, l'istruzione e la libertà accademica”.

Per aprire la strada a questi accordi recentemente una delegazione di 11 università britanniche, con il sostegno del governo di Theresa May, si è recata al Cairo per sondare il terreno, ma per i firmatari della lettera non ha potuto certo garantire “la sicurezza o la libertà di espressione del loro personale accademico o degli studenti” nei futuri accordi. Gli accademici affermano di accogliere “con favore la collaborazione con i nostri colleghi accademici egiziani”, ma dicono di rifiutarsi “di essere collusi mascherando le violazioni dei diritti umani al fine di realizzare profitti a breve termine nel 'mercato' dell'istruzione globale”.

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Vivienne Stern, direttrice di Universities Uk International, organizzazione che rappresenta le università britanniche all’estero, ha difeso la scelta della collaborazione con l'Egitto. La questione dell'omicidio di Regeni “è stata sollevata numerose volte” durante il viaggio, ha garantito, affermando che “la libertà che gli accademici devono avere nello svolgere il loro lavoro senza interferenze statali o politiche è di fondamentale importanza per le università britanniche”, e queste università “possono contribuire alla promozione di questi valori a livello internazionale”.

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