Caso Regeni e pena di morte in Egitto, Cairo contro l'Ue: “Ignoranti”

Tensione con Bruxelles dopo la risoluzione del Parlemento europeo che ha condannato la situazione dei diritti umani e delle esecuzioni capitali nel paese del Maghreb. Per i deputati egiziani, si tratta di “una violazione del principio di non intervento negli affari interni di paesi terzi”. Al centro delle accuse dell'Eurocamera anche il caso Regeni

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Pena di morte, torture, ma anche il caso Regeni. E' scontro tra il Cairo e Bruxelles dopo che il Parlamento europeo ha votato a favore di una risoluzione di condanna nei confronti dell'aumento delle esecuzioni capitali in Egitto. Una risoluzione che punta il dito anche contro gli abusi delle forze dell'ordine egiziane e in particolare contro l’assenza di progressi nell’inchiesta sul “brutale” omicidio di Giulio Regeni. La condanna non è andata giù, come c'era da aspettarsi, all'Egitto. Il Parlamento del Cairo ha rigettato la risoluzione, accusando l'Eurocamera di “ignoranza delle reali condizioni” del Paese e di violare il “principio di non intervento negli affari interni di paesi terzi”. 

Il Cairo si difende

“L'Egitto ha pieno diritto a scegliere il suo sistema legale e giudiziario", si legge nella nota congiunta del Parlamento egiziano: “Rigettiamo ogni tentativo di dettare una modifica delle leggi nazionali, elaborate da rappresentanti eletti secondo le regole della Costituzione, e che derivano dal contesto sociale e dalle minacce alla sicurezza del Paese”. 

La risoluzione del Parlamento Ue

Il Parlamento europeo aveva emesso questa risoluzione lo scorso 8 febbraio, esprimendo preoccupazione a causa delle "rigide procedure nel sistema legale egiziano, per i casi in cui la pena di morte è applicabile". Nella premessa della risoluzione si evidenzia "un significativo aumento delle persone condannate a morte in Egitto dal 2014", un numero che oggi si attesta attorno alle 1850 persone. Solo negli ultimi due mesi le autorità egiziane hanno portato a termine 26 esecuzioni capitali, disponendone poi altre 29, secondo quanto afferma una dichiarazione congiunta firmata da una serie di organizzazioni per i diritti umani, come il Cairo Institute for Human rights (CIHRS), l'Arab network for Human Rights Information (ANHRI), Al Nadeem, e altre ancora. 

L'organo legislativo dell'Ue - che condanna anche "l'aumento allarmante delle sparizioni forzate e della tortura, le quali riflettono un deterioramento nella situazione dei diritti umani" - aveva inoltre chiesto che le persone soggette a condanna a morte in Egitto possano avere "pieno accesso alla rappresentanza legale, ed un giusto processo in accordo con gli standard internazionali". Si condanna esplicitamente "l'uso della pena di morte per la repressione degli oppositori". Su questo punto la nota del Parlamento egiziano afferma che "porre fine alla pena di morte non è un impegno di rilievo internazionale, nè un tema che necessita di consenso tra i diversi paesi". 

L'aumento delle esecuzioni capitali

Già a fine gennaio scorso, l'ufficio dell'Alto commissario per le Nazioni Unite aveva emesso un'altra dichiarazione, invitando le autorità egiziane a porre fine alle condanne a morte alla luce di persistenti dubbi sulla regolarità dei processi. L'Alto commissario si era detto "molto preoccupato per il trend di condanne a morte emesse sulla base di prove ottenute attraverso la tortura, spesso dopo un periodo di sparizione forzata". La dichiarazione era stata firmata da cinque esperti delle Nazioni Unite in materia di detenzioni arbitrarie, sparizioni, tortura e esecuzioni arbitrarie. Un report di Amnesty International di aprile 2017 collocava l'Egitto sesto nella classifica dei paesi che avevano condotto più esecuzioni capitali nel corso del 2016: sarebbero state 44 quelle portate a termine in quell'anno, in aumento rispetto alle 22 del 2015 e alle 5 del 2009. L'Egitto è preceduto solo dalla Cina, l'Iran, l'Arabia Saudita, l'Iraq e in Pakistan.

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