"Reddito di cittadinanza Ue per tutti": la proposta di Italia, Spagna e Portogallo

Mes e Recovery Fund, secondo gli esponenti dei tre Paesi, non saranno sufficienti. Da qui il progetto per introdurre un sussidio adeguato “a seconda dei livelli e degli stili di vita di ciascun Paese”

I Governi di Italia, Spagna e Portogallo stanno lavorando alla proposta di uno “schema comune di reddito minimo” che “non lasci nessuno indietro” nel contesto della ripresa dalla crisi del coronavirus. A mettere nero su bianco la proposta - che riprende il reddito di cittadinanza già introdotto in Italia - sono il vicepremier spagnolo Pablo Iglesias, la ministra del Lavoro italiana Nunzia Catalfo e la ministra del Lavoro portoghese Ana Mendes Godinho. I tre Governi del Sud Europa chiedono l’introduzione dello “scudo sociale europeo” per proteggere “25 milioni di bambini e ragazzi che già vivono sotto la soglia di povertà” e gli oltre 113 milioni di cittadini che corrono lo stesso rischio.

Lo scudo sociale

“È necessario un sistema comune di reddito minimo garantito - scrivono gli esponenti dei tre esecutivi - che permetta di combattere la povertà e l'esclusione sociale in una prospettiva ambiziosa ed integrata”. In un intervento al quotidiano britannico Financial Times, Iglesias ha aggiunto “l’Ue dell'austerità, con una mancanza di solidarietà e uno scarso rispetto del Nord verso il Sud, non può durare a lungo”. L’esponente del Governo spagnolo presenta quindi la proposta spagnola alla crisi della coronavirus. Al prossimo vertice Ue, Madrid spera di concordare con altri Paesi la maxi-dotazione al Recovery Fund per circa 1.500 miliardi di euro.

Dettagli da chiarire

Il numero due del Governo di Madrid precisa però che il solo Recovery Fund non sarà sufficiente per rimettere in sesto l’economia senza creare diseguaglianze. Da qui la proposta per un reddito di base Ue per creare “standard europei di dignità”. La proposta, i cui dettagli non sono ancora stati resi noti, parla di un “reddito minimo” come “strumento legalmente vincolante per tutti gli Stati membri che crei una cornice di riferimento per l’introduzione di un reddito minimo adeguato e diverso a seconda dei livelli e degli stili di vita di ciascun Paese”. Una definizione molto ampia, che potrebbe tradursi in un reddito di cittadinanza come quello già in vigore in Italia o in un salario minimo, che però andrebbe a beneficio dei soli lavoratori. 

L'Europa sociale

La base giuridica per tale strumento, secondo Iglesias, Catalfo e Godinho è il “Pilastro europeo dei Diritti Sociali approvato congiuntamente dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione nel 2017, in occasione del «Summit sociale per il lavoro e la crescita giusti» tenuto a Göteborg”. Tale documento, prosegue la dichiarazione congiunta, “recita al suo articolo 14 che «chiunque manchi di risorse sufficienti ha il diritto ad un adeguato reddito minimo che gli assicuri una vita dignitosa in ogni fase della vita, e ad un effettivo accesso a beni e servizi di base. Per coloro che sono in grado di lavorare, il reddito minimo dovrebbe essere accompagnato da misure per l'inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro»”. 

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