"Aiuti ridotti a 390 miliardi", la nuova proposta Ue per convincere Olanda&Co sul Recovery fund

Al quarto giorno di summit, il presidente del Consiglio europeo sarebbe pronto a presentare un nuovo testo di compromesso. I frugali ottimisti: "Stiamo andando nella giusta direzione"

I leader dei Paesi 'frugali' in riunione

Non è ancora record, ma perché la maratona di negoziati in corso a Bruxelles trasformi il vertice sul Recovery fund, iniziato venerdì 17 luglio, nel summit più lungo della storia dell'Ue manca ormai poco. Come poca, secondo diverse fonti, è la strada ancora da compiere per arrivare finalmente a un accordo. Stando a quanto circola tra i corridoi di Bruxelles, l'opposizione dei frugali (Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia) potrebbe interrompersi su un piano di aiuti Ue a fondo perduto da 390 miliardi, contro i 500 proposti dalla Commissione e dal duo Germania-Francia. "Stiamo andando nella giusta direzione", ha fatto sapere il premier austriaco Sebastian Kurz.

Secondo altre fonti, l'asticella potrebbe venire abbassata ancora a 350 miliardi qualora i frugali non dovessero gradire i compromessi raggiunti su altri fronti, come i meccanismi su riforme e rispetto dello stato di diritto. La nuova proposta di compromesso, quale che sia, dovrebbe venire presentata ufficialmente alla 16, quando il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che da giorni fa da arbitro alle scaramucce tra i leader Ue, riaprirà il summit. Secondo Politico, per far digerire a Italia e Spagna la nuova riduzione delle sovvenzioni a fondo perduto, Michel avrebbe inserito nella nuova bozza di compromesso un riferimento al bilancio Ue (altro elemento di discussione insieme al recovery fund) in cui di fatto verrebbe ridotta "l'entità degli sconti concessi a determinati Paesi". Si tratta dei 'rebate' di cui godono per l'appunto i frugali (insieme alla Germania) e che rappresentano degli sconti ai loro contributi al bilancio Ue. 

Poco si sa, invece, delle nuove proposte sui legami tra tra aiuti Ue e riforme da un lato, e rispetto dello stato di diritto dall'altro. Nel primo caso, la battaglia è per lo più tra Italia e Olanda. Il premier Mark Rutte vuole un meccanismo che consenta a un solo Paese di bloccare le sovvenzioni del Recovery fund a un altro Stato membro qualora questi non rispetti gli impegni sulle riforme. Sempre l'Olanda (ma sostenuto anche da altri governi) vorrebbe un meccanismo simile ma in caso di mancato rispetto dello stato di diritto.

Il secondo meccanismo è quello che vede la netta opposizione di Polonia e Ungheria, tra i principali beneficiari del bilancio Ue, ma alle prese con un braccio di ferro con la Commissione Ue su giustizia e libertà di stampa. Il premier ungherese Viktor Orban ha usato la sua abilità con i media per attaccare l'Olanda e schierarsi pubblicamente con l'Italia nella trattativa sul livello complessivo di aiuti a fondo perduto del Recovery fund. Lo stesso Orban che alla vigilia del vertice Ue aveva minacciato di far saltare qualsiasi accordo (anche quello più vantaggioso per l'Italia) se non fosse stata eliminata dalla proposta della Commissione Ue il legame tra fondi e rispetto dello stato di diritto. 

Dietro le quinte dei negoziati, ciascuno ha badato al proprio interesse nazionale. "Siamo qui perché ognuno di noi si prenda cura del proprio Paese, non per festeggiarci a vicenda per il resto della nostra vita", ha detto Rutte riferendosi ai compleanni di Angela Merkel e del premier portoghese Costa, celebrati proprio all'inizio del vertice. Parole, quelle del leader olandese, che sembrano uscite dalla bocca di un sovranista, e non di un liberale europeista quale è (o dice di essere). 

Rutte, infatti, fa parte di Renew Europe, la formazione politica forgiata dal presidente francese Emmanuel Macron per creare una terza forza capace di concorrere in Europa con i popolari di Merkel e i socialdemocratici. Ecco perché Macron pare essere stato, insieme a Conte, tra i più duri nei confronti di quello che è stato ribattezzato 'Mister No': "Stai mettendo a rischio il progeto europeo e prendendo il posto del Regno Unito", avrebbe sbottato il presidente francese rivolgendosi a Rutte. 

Dopo le tensioni di domenica, quella di oggi potrebbe essere la giornata del compromesso. Il record di durata di un summit risale al 2000 a Nizza, quando ci vollero quasi 5 giorni per trovare un'intesa tra i leader Ue. 

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