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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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La Spagna batte l'Italia sul Recovery: obiettivi raggiunti in anticipo, da Ue altri 10 miliardi

Mentre il nostro Paese fa i conti con progetti in ritardo e spesa corrente sotto la lente dell’Eurogruppo, Madrid passa all’incasso della nuova tranche del Next Generation EU

Un rimprovero ignorato. Complici la campagna per il Quirinale, la lotta al Covid e la convinzione che ‘Super’ Mario Draghi possa risolvere tutti i problemi economici del Belpaese, gran parte della stampa italiana non sembra essersi accorta che la Commissione europea lo scorso 24 novembre ha chiesto all’Italia di ridurre la spesa corrente. Eppure a Bruxelles il richiamo non è passato inosservato, tanto che se ne parlerà alla prossima riunione dell’Eurogruppo, prevista per lunedì pomeriggio. “Mi aspetto che ci sarà una discussione sullo sviluppo della spesa corrente in alcuni Paesi, inclusa l’Italia”, ha detto ieri un alto funzionario Ue. 

Spesa buona e spesa cattiva

Ovviamente, in un momento di ripresa dalla crisi è difficile che Bruxelles si metta a fare le pulci ai bilanci nazionali e a chiedere di tagliare voci di spesa considerate superflue. “Non penso che ad oggi abbiamo il quadro completo sulla natura di queste spese”, ha precisato la fonte Ue, dal momento che almeno parte di esse “hanno la natura di investimenti, come le attività di formazione”. Tuttavia, “la discussione” che si farà lunedì “senza dubbio verterà su quale sia l'equilibrio tra la spesa corrente molto utile” come gli investimenti in formazione “e la spesa che non va a sostegno della ripresa”. Una distinzione che somiglia a quella che fa Draghi tra “debito buono" e “debito cattivo”, dove il primo diventa motore della crescita, il secondo un’inutile zavorra.

Spagna Italia 1-0

Nel frattempo, il governo di Madrid ieri è riuscito a sbloccare la lunga partita del Recovery fund, incassando l’ok della Commissione europea all’erogazione di 10 miliardi di sussidi come prima tranche dei finanziamenti. I soldi arrivati ad agosto a tutti i Paesi che ne hanno fatto richiesta - l’Italia aveva ricevuto 25 miliardi - erano infatti un prefinanziamento ‘sulla fiducia’ concesso a tutti i governi che avevano bisogno di accendere il motore della ripresa. Per avere gli altri soldi bisogna raggiungere gli obiettivi prefissati dal crono-programma concordato da ogni Paese con Bruxelles.

Sfida contro il tempo

La Spagna ci è già riuscita con oltre un mese di anticipo sulla scadenza di fine anno, arrivando per prima al traguardo. Una meta che l’Italia non raggiungerà neanche entro la fine del 2021. Al governo mancano infatti oltre venti obiettivi sui cinquantadue da raggiungere prima di poter fare richiesta della prima ‘vera’ tranche di finanziamenti. Bruxelles non ha fretta, è l’Italia che deve sbrigarsi se vuole mantenere il ritmo di ripresa economica registrato negli ultimi mesi e soprattutto non iniziare ad accumulare ritardi sul crono-programma. Anche perché, come prevede il regolamento del Recovery, “i pagamenti dei contributi finanziari” assegnati ai Paesi “sono effettuati entro il 31 dicembre 2026”. In altre parole, chi accumula ritardi rischia di non riuscire a chiedere e ricevere tutti i soldi previsti dal meccanismo ideato per aiutare i Paesi più colpiti dalla crisi pandemica. Un vero peccato. 

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