Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Recovery Fund senza Polonia e Ungheria: la minaccia di von der Leyen

La Commissione starebbe già pensando al piano B da mettere in atto per rispondere al veto di Orban e Morawiecki contro il meccanismo di tutela dello Stato di diritto

La Commissione europea si sta già muovendo per lanciare il Recovery Fund da 750 miliardi senza Ungheria e Polonia. I due Paesi dell’Est Europa continuano infatti a opporre il veto contro il meccanismo di tutela dello Stato di diritto, perché convinti che questo possa andare a tagliare - se non a bloccare del tutto - i finanziamenti Ue a favore di Varsavia e Budapest. Secondo quanto si apprende, se non ci sarà alcun progresso nella situazione di stallo durante il Consiglio europeo del 10-11 dicembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen proporrà un fondo di ripresa che escluderà in due Stati ‘dissidenti’.

La scelta della Commissione

In una videochiamata con il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, von der Leyen avrebbe espresso la necessità di “salvare il Recovery Fund” e “proporre una cooperazione rafforzata a 25 Paesi”, ha rivelato un funzionario alla testata Politico. L’Eurocamera, l’istituzione Ue più intransigente sul rispetto dell’indipendenza dei giudici e della lotta alle frodi e alla corruzione, ha finora giocato un ruolo da protagonista nella partita sullo Stato di diritto. I negoziatori del Parlamento europeo, nelle trattative sul nuovo bilancio Ue che comprende il Recovery Fund, hanno posto un aut aut sulla tutela dei principi europei e di legalità. Tuttavia, gli eurodeputati potrebbero essere tagliati fuori da un nuovo strumento intergovernativo che non darebbe all’Aula alcuna competenza di controllo sulla gestione dei fondi di ripresa. 

La trattativa sul bilancio

Nell’ambito della trattativa Ue per arrivare all’approvazione del Recovery Fund così come è stato pensato e approvato a luglio dai 27 leader, la mossa di von der Leyen potrebbe essere anche pensata per fare pressione sui due Paesi. La cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno del Consiglio Ue, ha ammesso negli ultimi giorni che potrebbe essere disposta a fare alcune concessioni a Budapest e Varsavia. Ma i due premier Viktor Orban e Mateusz Morawiecki hanno finora rispedito al mittente le proposte di mediazione e chiesto il ritiro immediato dello strumento di protezione dello Stato di diritto nel bilancio Ue, considerato dai due Paesi “incompatibile” con i Trattati. Il no al meccanismo di tutela per il momento ha avuto l’effetto anche di bloccare il quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, che sommato ai sussidi e prestiti del Recovery Fund raggiunge una somma totale di 1,8 trilioni di euro. Senza un accordo entro la fine dell’anno, l’Ue comincerà il 2021 con un bilancio provvisorio stabilito da massimali dell’ultimo finanziario divisi in dodicesimi. 

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