Venerdì, 30 Luglio 2021
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Il re di Svezia boccia il governo sul Covid: "Troppi morti, ha fallito"

Dopo le proteste degli ospedali e i numeri che segnano un tasso di mortalità 10 volte superiore a quello dei vicini scandinavi, persino il sovrano ha dovuto ammettere che la tanto decantata "diversità svedese" nella lotta alla pandemia del Covid-19, ammirata anche alle nostre latitudini, in realtà è stata un fallimento

Il re di Svezia

Dopo le proteste degli ospedali e i numeri che segnano un tasso di mortalità 10 volte superiore a quello dei vicini scandinavi, persino il sovrano ha dovuto ammettere che la tanto decantata "diversità svedese" nella lotta alla pandemia del Covid-19, ammirata anche alle nostre latitudini, in realtà è stata un fallimento. Almeno finora. E' un anno "terribile" quello che la Svezia si sta per lasciare alle spalle, ha detto re Carlo XVI Gustavo in un'intervista televisiva, prima di puntare il dito contro il governo: "Penso che abbiamo fallito. Abbiamo avuto tanti morti e questo è terribile".

La strategia sbagliata

Alle critiche della comunità internazionale per l'approccio con il quale la Svezia ha affrontato la pandemia, senza misure restrittive ma con semplici consigli alla popolazione, si aggiungono quindi quelle del sovrano. "Gi svedesi hanno sofferto tremendamente in condizioni difficili. Uno pensa a tuttiele persone che non sono riuscite a dire addio ai loro congiunti che sono morti. Credo sia stata un'esperienza dura e traumatica, non poter dire addio", ha affermato il re. Alla domanda, se abbia paura di prendere il virus, il 74enne sovrano non si è sottratto. "Non è quello che uno desidera", ha detto.

Le critiche del sovrano arrivano dopo giorni in cui sono emerse tutte le contraddizioni della strategia svedese, che ha puntato su restrizioni soft, prima nel nome dell'immunità di gregge (anche se smentita successivamente), poi appellandosi al senso di responsabilità nordico della sua popolazione. Senza mascherine, né chiusura di bar, ristoranti e negozi, né quarantena obbligatoria, la Svezia si è distinta per una strategia basata essenzialmente su "raccomandazioni" e pochissime misure coercitive. Di fatto, nelle vicine Finlandia e Norvegia, dove si sono applicati lockdown o comunque misure più severe, i tassi di contagi e di mortalità sono oggi tra i più bassi in Europa, in Svezia i numeri sono più vicini a quelli dei Paesi più colpiti dalla pandemia. E le proteste adesso circolano anche tra gli operatori sanitari.   

Il caso di Stoccolma

"L'autorità sanitaria pubblica aveva preparato tre scenari questa estate. Ci eravamo basati su quello peggiore. Tuttavia, emerge che nella realtà è due volte più grave" di quanto temuto, spiega Lars Falk, un operatore dell'unità di terapia intensiva all'ospedale Karolinska di Stoccolma. Secondo quanto scrive l'Agi, i servizi di rianimazione sono sotto pressione e soprattutto a Stoccolma la situazione è grave, tanto che gli ospedali hanno chiesto rinforzi di personale. "Purtroppo il livello di contagio non sta diminuendo ed è molto preoccupante", ha confermato il direttore sanitario della regione di Stoccolma, Bjorn Eriksson, che dà conto di una "estrema pressione sul sistema sanitario". Dopo aver già richiesto il rinforzo a tutto il personale sanitario qualificato, compreso dalle cliniche private, ha ordinato ieri l'annullamento di tutte le operazioni non urgenti nella regione. "Adesso basta", aveva criticato la scorsa settimana. "Non vale la pena bere un drink dopo il lavoro, incontrare persone fuori casa, fare acquisti natalizi o prendere un caffè: le conseguenze sono terribili", era l'allarme lanciato ma, evidentemente, caduto nel vuoto. 

"Penso che avremo una contaminazione relativamente bassa questo autunno", aveva detto il capo epidemiologo Anders Tegnell ad agosto. Il premier Stefan Lofven si è finora rifiutato di definire la strategia un fallimento. "La maggior parte degli esperti di salute non ha visto l'onda davanti a loro, parlava di focolai localizzati", ha ammesso, tuttavia, in un'intervista al quotidiano Aftonbladet. Ma il tasso di mortalità sopra il 10%, mentre a pochi chilometri in Finlandia o in Norvegia si è prossimi allo zero, non può non essere visto come un fallimento. Tanto più dopo le parole del re. 

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