Eurocamera applaude Rackete, ma lei attacca: “Noi e l’Italia lasciati soli”

Salvini sulla standing ovation: “Imbarazzo e vergogna”. La capitana Carola chiede all’Ue di interrompere ogni supporto alla Guardia costiera libica e se la prende anche con gli Stati che finanziano la guerra civile a Tripoli

Foto Ansa, EPA/OLIVIER HOSLET

“Abbiamo dovuto legare i corpi tra loro perché non affondassero”, così Carola Rackete ricorda la sua prima esperienza di salvataggio in mare nel 2016, in occasione di un naufragio nel Mediterraneo. “Ma nessuna esperienza è stata così brutta come trovarsi a bordo della Sea Watch 3 con quei migranti che nessuno voleva”, aggiunge la capitana nel corso di un’audizione all’Eurocamera, presso la commissione parlamentare Libertà civili. Invitata a Bruxelles su proposta dei gruppi Sinistra Gue e Verdi, la Rackete ripercorre gli ultimi mesi, a partire dall’atto di disobbedienza alle autorità italiane che le ha dato “molta attenzione non voluta, inviti e premi da parte di diversi Paesi europei ed istituzioni”. “Ma dove eravate quando noi eravamo lì a chiedere aiuto?”, attacca l’attivista per i diritti umani, applaudita a più riprese dagli eurodeputati. 

La reazione di Salvini

Applausi che diventano subito oggetto di polemica con colui che le ha “regalato”, volente o nolente, tanta notorietà. L’ex-ministro degli Interni Matteo Salvini sentenzia: “Provo pena, imbarazzo e vergogna per chi ha applaudito Carola Rackete a Bruxelles”. Ricordando il suo arrivo al porto di Lampedusa “per scaricare a tutti i costi degli immigrati in Italia”, il leader della Lega fa sapere che considera “un’offesa” al Paese l’omaggio alla comandante.

L'Italia lasciata sola

Eppure, Rackete oggi ha riconosciuto che “l'Italia e gli altri Paesi del fronte Sud sono stati lasciati soli” a gestire “il flusso di migranti negli ultimi anni”. Se la prende anche con gli aiuti dell’Europa alla Guardia costiera libica, con la quale chiede di “porre fine a qualsiasi cooperazione, poiché sappiamo che lì vi sono violazioni dei diritti umani”, riferendosi ai campi di detenzione dove vengono portati i migranti che tentano la traversata. Parte del problema sono anche “gli Stati Ue che sostengono diversi gruppi nella guerra civile in Libia, aggravando la situazione” e chiede, a margine dell’audizione, che “siano resi pubblici i dettagli del coinvolgimento dei Paesi europei”.

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La soluzione europea

Parlando al bar della sala stampa con i giornalisti accorsi numerosi, nonostante le audizioni in Parlamento dei commissari designati in corso, l’attivista ha sottolineato che nel Mediterraneo cambierà qualcosa “solo se l'Ue agirà”. “Il nuovo Governo italiano - precisa Rackete - è sotto pressione”. Un possibile alleggerimento di responsabilità potrà avvenire, conclude Rackete “solo se, una volta per tutte, gli Stati membri dell'Ue mostreranno solidarietà trovando soluzioni europee”.

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