Migranti, Rackete: "Ue agisca". Bruxelles pensa a codice condotta per ong

La capitana gioisce per il dissequestro amministrativo della Sea Watch 3: "Giustizia è fatta". Frontex: "Bene proposta italiana su navi umanitarie nel Mediterraneo, servono regole comuni"

La capitana Carola Rackete

"La giustizia prevale alla fine. Non ci saremmo affatto imbattuti in questa situazione se l'Ue avesse agito solidalmente e trovato anni fa una soluzione alla distribuzione dei rifugiati. Adesso è il tempo". E' l'appello lanciato su Twitter da Carola Rackete, la capitana della Sea Watch3, dopo il dissequestro amministrativo della nave della ong tedesca, che da 5 mesi era bloccata al porto di Licata. Un appello che, pero', rischia di cadere nel vuoto: l'Ue è ancora lontana da un'intesa sui migranti, mentre prende sempre più corpo la proposta lanciata dal governo italiano di un codice di condotta europeo per le ong che si occupano di ricerca e salvataggio di migranti nel Mediterraneo. Codice che la stessa Sea Watch contesta.

Non sono ancora chiari i dettagli e se il codice rispecchiarà quello già adottato in Italia e criticato dalle organizzazioni umanitarie. Intanto, l'idea ha trovato l'appoggio di Fabrice Leggeri, il capo di Frontex, l'agenzia Ue per il controllo delle frontiere. Lo stesso che 2 anni fa accuso' le ong di favorire l'immigrazione clandestina. Salvo poi ritrattare le sue parole dicendo di essere stato travisato.   

In una intervista a Politico, Leggeri imputa le polemiche a un errore di traduzione. Eppure, sul possibile legame tra le attività di soccorso delle ong e i traffcanti di esseri umani, il direttore di Frontex getta ancora ombre: "Le ogn devono pensare al contesto: la mia azione, anche se condotta in buona fede, puo' essere sfruttata dai cattivi, dai criminali?". Leggeri non aggiunge che lo stesso ragionamento potrebbe valere per l'agenzia che dirige, qualora, come previsto, dovesse tornare a coordinare le operazioni di ricerca e soccorso a livello Ue (per ora congelate). Pero' apprezza la proposta della ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, di istituire un codice di condotta europeo per le ong: "Avrebbe senso, per quanto possibile, avere approcci comuni su questioni comuni", spiega Leggeri.

La proposta italiana, secondo quanto chiarito dalla stessa Lamorgese, non mira a "mettere in discussione il salvataggio di vite umane, che rimane una priorità", ma a creare "regole per la sicurezza non solo dei migranti che vengono salvati in mare ma anche dei membri dell'equipaggio" delle navi delle ong che effettuano i soccorsi. Tra le ong c'è pero' il timore che un eventuale codice di condotta Ue si riduca alla fine a una riedizione del codice già adottato dall'Italia e accusato di complicare modalità e tempi dei soccorsi.

Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms e Sea Watch hanno già espresso la loro contrarietà: "ll diritto internazionale è l’unico 'codice di condotta' possibile, già in vigore e del tutto sufficiente - si legge in una nota comune delle ong - Deve urgentemente essere messo al centro di ogni decisione in materia di ricerca e soccorso affinché venga rispettato da tutti gli attori coinvolti, a partire da quelli istituzionali, come è sempre stato fatto dalle organizzazioni in mare in ogni operazione di salvataggio", aggiungono. 'Apprezziamo i passi avanti in termini di dialogo e coordinamento europeo - prosegue la nota - ma servono soluzioni reali. Concentrare l’attenzione sulle navi umanitarie, che hanno sempre rispettato le leggi del mare e rappresentano una minima parte degli arrivi, non è che una distrazione dal problema", dichiarano le organizzazioni. Per cui sarebbe meglio prevedere "un meccanismo di sbarco coordinato a livello europeo in grado di garantire la tempestiva indicazione di un vicino porto sicuro e la ricostituzione di una capacità di ricerca e soccorso governativa con l’impegno di risorse dall’Italia e da tutti gli Stati membri", concludono.

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