Sea Watch, il doppio gioco della Germania: un pezzo del governo ha 'aiutato' Salvini

Il presidente della Repubblica e diversi esponenti della maggioranza attaccano l'Italia per la gestione della vicenda. Ma il ministro dell'Interno avrebbe potuto 'disinnescare' la propaganda del leader leghista. Ed avitare il carcere alla connazionale Carola Rackete

Il ministro Matteo Salvini con il pari grado tedesco Horst Seehofer

Sulla vicenda della Sea Watch III e sulle sorti della sua capitana, Carola Rackete, si è aperto un scontro tra l'Italia e alla Germania che potrebbe portare a una nuova crisi diplomatica dopo quella con la Francia. In campo è sceso persino il presidente della Repubblica tedesca, il socialista Frank-Walter Steinmeier: "Coloro che salvano delle vite non possono essere considerati criminali", ha detto, aggiungendo che "ci si aspetterebbe da un Paese come l'Italia che un caso del genere sia gestito diversamente". Eppure, proprio Berlino avrebbe potuto evitare il prolungarsi della permanenza in acqua della ong e dei migranti salvati. 'Disinnescando' la propaganda di Matteo Salvini.

Già, perché due settimane fa 50 città tedesche avevano scritto al ministero dell'Interno per dare la loro disponibilità ad accogliere i 42 migranti a bordo della Sea Watch. Una disponibilità resa vana dall'opposizione del ministro Horst Seehofer, che ha negato il suo ok chiedendo "la partecipazione più ampia possibile di altri Stati membri dell'Ue e l'assunzione del coordinamento da parte della Commissione europea". La mossa di Seehofer potrebbe essere letta come una decisione del governo di non cedere ai ricatti dell'Italia e investire una discussione più ampia con l'Ue.

Ma quello che stupisce è che proprio Seehofer è l'esponente dell'esecutivo tedesco più 'in linea' con Salvini. Tra i due ministri degli Interni, infatti, c'è una solida convergenza di posizioni sull'immigrazione: entrambi sono a favore di maggiori restrizioni agli ingressi in Europa e i due non hanno mancato di far notare la loro vicinanza politica, anche con un incontro a due nel luglio scorso nel corso dell'unico Consiglio Ue a cui Salvini ha finora parrtecipato. All'epoca, si parlo' di intesa tra Seehofer e il leghista contro i movimenti secondari, tema molto caro all'elettorato del tedesco: Salvini, dissero fonti a lui vicine, si era impegnato ad aumentare i rimpatri dalla Germania verso l'Italia dei migranti 'sfuggiti' alle nostre autorità. Il Viminale smenti' subito la notizia, ma una recente inchiesta di Repubblica ha dimostrato come questi rimpatri siano effettivamente aumentati negli ultimi mesi.  

Seehofer, insomma, è stato accontentato. Perché allora mettersi di traverso dinanzi a una quarantina di migranti? Perché far rischiare a una propria concittadina di venire arrestata e condannata? E' il non detto di tutta questa vicenda. Che adesso vede il resto del governo tedesco a lanciare appelli all'Ue perché intervenga. "Mi aspetto che Bruxelles mandi un chiaro segnale e chieda l'immediata liberazione" della capitana Rackete, ha detto il ministro dello Sviluppo Gerd Mueller. Mentre Martina Fiez, portavoce dell'esecutivo, ha ribadito che il governo di Berlino "è contro la criminalizzazione dei soccorritori in mare".

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Intanto, due comici tedeschi, eletti da poco eurodeputati, hanno lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere le spese legali di Rackete: in poche ora sono stati raccolti oltre 700mila euro. Soldi che, molto probabilmente, potevano essere risparmiati se Seehofer avesse dato l'ok ai 50 sindaci pronti ad accogliere i migranti della Sea Watch.

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