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Carola Rackete - foto archivio Ansa EPA/OLIVIER HOSLET

Carola Rackete - foto archivio Ansa EPA/OLIVIER HOSLET

Rackete: "Ue usa la scusa del coronavirus per lasciar morire i migranti in mare"

A un anno dallo scontro con Salvini e il governo italiano la capitana punta il dito contro l'Europa: "Vuole che affoghino per spaventare chi intende intraprendere la traversata"

I Paesi europei stanno sfruttando la crisi causata dal coronavirus per “mettere da parte i diritti umani e per smettere di rispettare la legge del mare'' e abbandonare i migranti al loro destino.

La morte come deterrente

È l'attacco che arriva dalla capitana Carola Rackete, diventata celebre per lo scontro con il governo italiano lo scorso anno, quando guidò la Sea-Watch 3 senza autorizzazione nel porto di Lampedusa, dopo che il suo equipaggio aveva salvato 53 naufraghi. L'allora ministro degli Interni Matteo Salvini aveva rifiutato l'ingresso della nave in porto e durante più di due settimane di stallo la situazione a bordo era arrivata allo stremo. Oggi parlando con l'agenzia tedesca Dpa ha criticato aspramente l'Unione europea che lascerebbe, a suo avviso, deliberatamente morire le persone in mare come forma di deterrente per gli altri. “Ue vuole che i migranti affoghino per spaventare chi intende intraprendere la traversata” , ha detto sottolineando “ancora una volta che, nonostante sia al potere la nuova coalizione del governo italiano, nulla di fondamentale è cambiato all'interno dell'Ue e alle frontiere esterne dell'Ue. Se c'è stato un cambiamento, le cose sono peggiorate durante l'ultimo anno'', ha proseguito l'attivista.

La scusa della pandemia

“Malta, in primo luogo, ma anche altri Stati europei, tra cui la Germania, stanno usando la pandemia di Coronavirus come scusa per abbandonare i diritti umani e per smettere di rispettare la legge del mare. Nel fine settimana di Pasqua, nonostante la loro posizione fosse nota alle autorità dell'Ue, i naufraghi sono stati lasciati alla deriva per giorni nella zona di salvataggio maltese, prima di essere intercettati da una "nave della flotta fantasma" privata che il governo maltese aveva assunto per riportare illegalmente i 51 sopravvissuti e 5 corpi in Libia. Altri sette erano già annegati. Il risultato della inattività degli ultimi mesi per l'attivista sarebbe il “vergognoso bilancio” dei migranti morti nel Mar Mediterraneo.

La vicenda di Lampedusa

Parlando di cosa accadde lo scorso anno ha poi ricordato: “Un anno fa, sono entrata nel porto di Lampedusa senza autorizzazione, dopo che il mio equipaggio e io abbiamo salvato 53 persone dal naufragio e dopo che tutta l'Europa ci ha abbandonato per più di due settimane. Il nostro equipaggio ha dovuto farlo come parte della flotta di soccorso civile perché l'Ue aveva ritirato tutte le sue navi, pur sapendo che i rifugiati in fuga dalla guerra in corso in Libia stanno tentando l'attraversamento”. La capitana ha detto che lei e il uo equipaggio dovevano essere in mare perché “sappiamo che i diritti umani sono universali e il diritto marittimo non si preoccupa dei passaporti”, il loro gesto fu a suo avviso un “segno di resistenza contro il razzismo strutturale delle autorità europee”.

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