Centinaia di immigrati morti per preparare il mondiale di calcio

Succede in Qatar. Gli operai impegnati nella costruzione delle strutture sportive costretti a lavorare in condizioni rese insopportabili dal caldo

foto Ansa - EPA/FELIPE TRUEBA

Il caldo in Qatar non è solo un fastidio solo per gli atleti impegnati nei mondiali di atletica, ma è un problema per più grande e grave per i tanti lavoratori immigrati impegnati nei lavori di costruzione legati ai mondiali di calcio del 2022. Sarebbero centinaia, molti giovani tra i 25 e i 35 anni, quelli che ogni anno muoiono a causa delle temperature altissime e delle condizioni di lavoro.

Divieto inefficace

La denuncia arriva da un'inchiesta del Guardian secondo cui, nonostante le autorità del Paese abbiano garantito di proteggere gli operai da infortuni dovuti al calore attraverso un divieto che proibisce il lavoro manuale in aree esterne non ombreggiate tra le 11:30 e le 15 da metà giugno ad agosto, quest'estate centinaia di migliaia di migranti avrebbero lavorato duramente a temperature fino a 45 gradi per un massimo di 10 ore al giorno. Il quotidiano britannico ha analizzato i dati meteorologici ufficiali per un periodo di nove anni concludendo che il divieto di lavoro nelle ore più calde non protegge gli operai. Nelle ore fuori dal divieto, chiunque lavori all'aperto è ancora esposto a livelli potenzialmente fatali di stress termico tra giugno e settembre, che secondo i cardiologi sta causando un elevato numero di vittime ogni anno.

Morti per "cause naturali"

La maggior parte di questi decessi è attribuita a cause cardiovascolari o "morte naturale" dalle autorità del Qatar eppure recenti ricerche pubblicate nel Cardiology Journal da un gruppo di climatologi e cardiologi, hanno concluso che le morti potrebbero essere state causate da un colpo di calore, notando una correlazione tra i decessi di 1.300 lavoratori nepalesi tra il 2009 e il 2017 e l'aumento delle temperature. "Dalla nostra ricerca risulta chiaro che i lavoratori vengono reclutati nei loro paesi di origine in parte sulla base del loro stato di salute e stanno arrivando nel Golfo in forma per il lavoro", ha dichiarato il dottor Dan Atar, professore di cardiologia presso l'Ospedale universitario di Oslo, che è stato coautore della ricerca sulle morti cardiovascolari e lo stress da calore.

La denuncia degli operai

Lo studio ha scoperto che nei mesi più freddi circa il 22% dei decessi di anno in anno sono stati attribuiti ad attacchi di cuore, arresto cardiaco o altre cause cardio-correlate dalle autorità del Qatar. Nei mesi estivi questa percentuale è salita al 58%. Parlando con il Guardian questo agosto, alcuni lavoratori migranti hanno raccontato di soffrire di una serie di condizioni legate al calore, tra cui allergie cutanee, mal di testa, visione alterata, stordimento e difficoltà respiratorie. "In un minuto siamo già fradici di sudore", ha detto un operaio edile nepalese.

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Troppo stress

“I giovani hanno un'incidenza molto bassa di attacchi di cuore, ma centinaia di loro muoiono ogni anno nel Paese per cause cardiovascolari. La chiara conclusione che traggo da questo come cardiologo è che queste morti sono causate da un colpo di calore mortale. I loro corpi non possono sopportare lo stress termico a cui sono esposti", ha spiegato Atar secondo la cui ricerca fino a 200 dei 571 giovani che sono morti per cause cardiovascolari tra il 2009 e il 2017 avrebbero potuto essere salvati se fossero state attuate misure efficaci di protezione dal calore nell'ambito dei programmi di salute e sicurezza sul lavoro.

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