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Domenica, 29 Maggio 2022
L'intervista / Ucraina

Minacciando l’Ucraina, Putin sta rafforzando la Nato

Markus Ziener, esperto di geopolitica del German Marshall Fund, spiega che la tattica della Russia potrebbe essere controproducente: "I Paesi dell'Est stanno spingendo per avere più truppe dell'Alleanza atlantica sul loro territorio"

La cosiddetta crisi ucraina non risulta chiaramente intelligibile neanche per gli esperti delle relazioni tra la Russia e l’Europa centro-orientale. Se il presidente russo Vladimir Putin si è sempre comportato come un attore razionale, stavolta non è chiaro quale sia il suo obiettivo.

Con la minaccia di invasione dell'Ucraina la Russia sembra voler puntare a negoziare una riduzione della presenza militare della Nato ai suoi confini, ma per il momento sta ottenendo solo il risultato opposto e sta portando ad un rafforzamento dell'Alleanza Atlantica, che in risposta a questa crisi si sta ricompattando. Ne è convinto Markus Ziener, Helmut Schmidt fellow del prestigioso think tank German Marshall Fund e docente di giornalismo all’Università di Scienze applicate di Berlino. 

Parlando con Europa Today lo studioso ha sostenuto che “il rischio di un attacco c’è sicuramente", ma ha anche ammesso che "nessuno può scrutare la mente di Putin”. È questo il problema principale per l’Occidente, se vuole provare a giocare d’anticipo. Il Cremlino vuole fermare l’espansione della Nato e chiede un impegno affinché "non ci siano più  truppe stazionate nei Paesi dell'est europeo", e affinché l'Alleanza "non si espanda ancora verso est”, ad esempio accogliendo l'Ucraina nelle sue fila. Ma per Ziener “la Nato non può accettare queste richieste" e sottostare ai diktat del Cremilino. Se accettare o meno l'adesione di Kiev, che Mosca vuole assolutamente scongiurare, resta una decisione autonoma dell'Alleanza sulla base di un'eventuale richiesta ucraina.

Il professore minimizza il rischio che le truppe Nato porrebbero realmente alla Russia. “La Nato non ha ancora truppe nei Paesi dell’est Europa. Ci sono alcuni sistemi di difesa missilistica e dei battaglioni che ruotano tra Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania, ma non sono di stanza permanente”, spiega. Questi battaglioni sono stati creati a seguito dell’annessione russa della Crimea nel 2014 quindi se è pur evero che la Nato si è espansa oltre i suoi confini originali, "non ci sono truppe al confine con la Russia” che minaccino realmente Mosca.

Tuttavia la situazione potrebbe cambiare, se dovesse esserci un’escalation. E forse, secondo Ziener, non servirà neanche arrivare ad uno scontro armato con l'Ucraina per scatenarla. “Che ci sia o meno una guerra, i Paesi est-europei stanno spingendo per avere più truppe Nato sul loro territorio”, ha detto. Dunque, “Putin ha già ottenuto qualcosa, ma non in proprio favore: ha contribuito a riunificare l’Alleanza e i Paesi dell’est dell’Ue”.

A suo avviso “dobbiamo essere fermi con la Russia ma anche cercare dei compromessi, qualunque essi siano, perché è un bene essere in dialogo con Mosca". Piuttosto che scegliere la strada delle armi l'Occidente deve piuttosto "alzare i costi di un’invasione" per Mosca, minacciando sanzioni e ripercussioni economiche. "E' questa la strada giusta da percorrere", e ad esempio "un'altra buona leva" da utilizzare nei negoziati è il Nord stream 2, il gasdotto che collega direttamente Russia e Germania e che Berlino ha minacciato di chiudere.

Di fatto però con la crisi che si inasprisce di giorno in giorno la presenza militare occidentale in est Europa sta già aumentando. Al momento alcuni Paesi Nato stanno mandando forniture militari a Kiev, seppur non soldati, cosa che sarebbe percepita come un atto ostile dalla Russia. Washington ha dato il via libera a Lettonia, Estonia e Lituania per inviare missili anticarro e altre armi di fabbricazione statunitense. A loro volta gli Stati Uniti dovrebbero inviare altre attrezzature per un valore di 200 milioni di dollari. Anche il Regno Unito ha iniziato a fornire a Kiev armi anticarro leggere, circa 2mila, e ha inviato 30 soldati delle forze di élite per addestrare i militari ucraini.

Altri Stati europei hanno invece optato per non rifornire direttamente l’Ucraina, concentrandosi nelle zone Nato più vicine alla Russia tramite l’invio di truppe e armamenti. La Danimarca sta inviando una fregata nel Mar Baltico ed è pronta a schierare 4 caccia F-16 in Lituania a sostegno della missione di polizia aerea nella regione. La Spagna sta inviando navi per unirsi alle forze navali e sta valutando l'invio di caccia in Bulgaria. La Francia ha espresso la sua disponibilità a inviare truppe in Romania, mentre i Paesi Bassi invieranno due aerei da combattimento F-35 in Bulgaria da aprile per supportare le attività di polizia aerea e stanno mettendo una nave e unità terrestri in attesa per la Forza di risposta dell'Alleanza Atlantica. Gli Stati Uniti hanno già messo in pre-allerta circa 8500 militari da inviare in caso di necessità ai contingenti di risposta rapida nella regione e potrebbero inviarne degli altri. Germania e Italia, infine, stanno mantenendo un profilo più defilato, mandando in Ucraina solo materiale difensivo anziché armamenti offensivi veri e propri.

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