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Lunedì, 27 Giugno 2022
La crisi / Russia

Putin assicura l'Occidente: "Non vogliamo la guerra in Ucraina". Ma (ri)apre la questione del Donbass

Dopo l'incontro con Scholz, arrivano segnali di distensione dal leader del Cremlino. Che però ricorda il "genocidio" degli ucraini filorussi

Ha assicurato di non volere una guerra in Ucraina, e ha annunciato che le riposte di Usa e Nato alle richieste di sicurezza avanzate dal Cremlino, su tutte l'allargamento a Est dell'Alleanza atlantica, contengono "elementi" su cui la Russia "è pronta a lavorare" con l'Occidente. Dichiarazioni, quelle rese alla stampa dal presidente russo Vladimir Putin al termine del suo incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che sembrano indirizzare la crisi verso il dialogo. Tanto più visto l'annuncio, arrivato poche ore prima del bilaterale con il leader tedesco, del parziale ritiro delle truppe di Mosca dal confine ucraino. Ma le buone notizie (o presunte tali) finiscono qui, perché proprio in conferenza stampa Putin apre un nuovo fronte di tensioni con l'Occidente: la situazione nel Donbass, la regione dell'Est dell'Ucraina dove vive una folta minoranza russofona.

"Secondo le nostre stime, quello che sta accadendo in Donbass è un genocidio", ha detto il leader del Cremlino. Poche ore prima, la Duma, la Camera bassa russa, aveva inoltrato allo stesso Putin la richiesta formale di riconoscere le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, nel Donbass, controllate dagli ucraini filorussi (con il supporto esterno di Mosca, secondo Kiev) e al centro di una vera e propria guerra civile che secondo l'Onu avrebbe fatto migliaia di morti dal 2014 a oggi. La richiesta è stata subito condannata dall'Ue per voce dell'Alto rappresentante Josep Borrell: "Questo riconoscimento sarebbe una chiara violazione degli accordi di Minsk", ha detto, facendo riferimento agli accordi concordati otto anni fa da Germania, Francia, Ucraina e Russia (il cosiddetto "formato Normandia").

Quegli accordi non sono mai stati rispettati, a partire dal punto 1, ossia il cessate il fuoco proprio nel Donbass. Mosca e Kiev si sono accusate reciprocamente, e adesso la vicenda potrebbe diventare il nuovo nodo da sciogliere per placare davvero le tensioni tra Russia e Occidente. "Dare seguito alla mozione della Duma per il riconoscimento dell'indipendenza" delle repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk, nel Donbass, significherebbe "mettere fine al processo di Minsk, sarebbe una catastrofe politica", ha avvertito anche Scholz. 

Il cancelliere tedesco, dopo la due giorni di missioni tra Kiev e Mosca, può tornare a casa con due risultati diplomatici non da poco: prima l'apertura ucraina sulla Nato, poi le mosse distensive dell'esercito russo e dello stesso Putin. Del resto, che la Germania avesse delle leve da giocarsi per rilanciare il dialogo era cosa da nota: con l'Ucraina, Scholz ha messo sul tavolo il sostegno finanziario di Berlino (e dell'Ue) e, molto probabilmente, rassicurazioni sul mantenimento delle forniture di gas dalla Russia (che puntualmente sono arrivate da Putin il giorno dopo) e sul percorso di adesione di Kiev all'Unione europea. Con Mosca, il cancelliere ha una leva che finora è stata più una zavorra, ma che potrebbe rivelarsi anche un'arma di successo diplomatico, il Nord Stream 2.

Non a caso, Putin, dopo aver sottolineato che tale gasdotto è un progetto esclusivamente commerciale, senza connotazioni politiche (o geopolitiche), ha ricordato come anche nel periodo in cui i prezzi del gas hanno raggiunto i massimi sui mercati mondiali, la Russia abbia continuato a fornire gas alla Germania e all'Europa ai prezzi dei contratti a lungo termine (quindi senza speculazioni). Putin ha poi assicurato che Mosca ha intenzione di continuare ad inviare il gas in Europa attraverso il territorio ucraino anche dopo il 2024, quando scadrà l'attuale contratto di transito. Tradizione: il Nord Stream 2 (che aggira l'Ucraina rispetto agli attuali gasdotti) non comporterà crisi energetiche per Kiev, stando alle parole del leader del Cremlino.

Certo, un conto sono le dichiarazioni, un altro i fatti. La sensazione dopo il vertice Putin-Scholz è che si sia aperta una nuova fase. La Russia continuerà a tenere le sue truppe al confine, mentre gli Usa e la Nato continueranno a sollevare allarmi su possibili invasioni in Ucraina. Ma a Mosca Scholz ha parlato anche a nome dell'Ue, chiarendo che la sicurezza dell'Europa "non può essere costruita contro la Russia ma in cooperazione con la Russia". "Siamo preoccupati che ci siano tante truppe presenti al confine" con l'Ucraina, ha aggiunto, ma "è importante che non ci siano guerre. Dobbiamo trovare una soluzione pacifica affrontando tutti i temi di sicurezza e portare avanti un processo di dialogo nella reciprocità". 

Gli sforzi diplomatici "non sono ancora terminati", ha detto ancora Scholz. Risolto (forse) il nodo dell'adesione dell'Ucraina alla Nato, c'è adesso il Donbass. Molto dipenderà dalla volontà di Putin di dar seguito alla richiesta della Duma sul riconoscimento dei separatisti. Ma anche in questo caso, i margini per evitare un vero e proprio conflitto ci sarebbero. Già settimane fa, a Washington, c'era chi riteneva probabile lo scoppio di scontri nella regione con i separatisti delle repubbliche autoproclamate sostenuti indirettamente (ossia senza invio di truppe) da Mosca. E dinanzi a questa ipotesi, c'è chi aveva assicurato che il presidente Usa Joe Biden avrebbe usato un pugno meno duro nei confronti della Russia. Ossia, no a sanzioni forti come quelle minacciate finora sul Nord Stream 2. 

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