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Domenica, 25 Febbraio 2024
Il repulisti / Ucraina

Le purghe di Zelensky contro i traditori colpiscono anche l'opposizione

Con l'accusa di essere incapaci o filorussi sono stati cacciati anche diversi uomini vicini all'ex presidente e suo avversario Poroshenko il cui partito parla di "passi verso la dittatura"

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha cacciato altri funzionari di alto livello dell'agenzia di intelligence, nell'ambito di un'ampia operazione di pulizia dei servizi di sicurezza e della procura del Paese che ormai prosegue in maniera massiccia da giorni ma che va avanti da mesi. Oggi 28 membri del Servizio di Sicurezza (Sbu) sono stati mandati via con la motivazione che stanno svolgendo il loro lavoro in modo "insoddisfacente".

Con un decreto firmato dal presidente è stato licenziato Volodymyr Horbenko, il vice capo dell'Sbu, ma anche quattro capi regionali, quelli di Sumy, Dnipropetrovsk, Transcarpazia e Poltava e quello della città di Zhytomyr. L'espulsione dei 28 agenti segreti segue il licenziamento del Procuratore generale, Iryna Venediktova, e del capo stesso del Servizio di sicurezza, Ivan Bakanov, annunciato domenica e oggi ratificato dal Parlamento di Kiev. Come dichiarato da Zelensky gli ufficiali della Sbu, una tentacolare organizzazione con circa 30mila dipendenti che è nata dalle ceneri del Kgb di epoca sovietica, e i membri della procura sotto inchiesta sono 60 e ci sono 651 procedimenti penali per alto tradimento e collaborazione tra i dipendenti degli uffici del pubblico ministero, degli organi di indagine preliminare e di altre forze dell'ordine.

Sabato era stato arrestato Oleh Kulinich, ex capo del dipartimento dei servizi di sicurezza nella Repubblica autonoma di Crimea, sospettato di collaborare con i servizi di Mosca a cui avrebbe consegnato documenti e informazioni, e che era stato licenziato già poco dopo il lancio della “operazione speciale” voluta da Vladimir Putin. Le 'purghe' di Zelensky non hanno risparmiato nemmeno il mondo della diplomazia: il 25 giugno il presidente ucraino aveva rimosso dal loro posto gli ambasciatori di Georgia, Slovacchia, Portogallo, Iran, Libano. Il 9 luglio era stata invece la volta degli ambasciatori in Germania, Ungheria, Repubblica Ceca.

Ma nei mesi scorsi tutti questi arresti e licenziamenti hanno riguardato anche membri dell'opposizione, soprattutto persone vicine a Petro Poroshenko, l'uomo che fu il presidente che ha guidato il governo Kiev dopo la rivolta di Maidan per quattro anni e che è da sempre un forte oppositore di Zelensky, contro cui si era anche candidato nel 2019, perdendo contro l'ex comico. Il politico è finito sotto processo per tradimento a gennaio, con l'accusa di aver rifornito i ribelli del Donbass di carbone durante il conflitto, accusa da lui sempre negata, e ora sta vedendo tutte le persone a lui vicine che vengono fatte fuori.

L'operazione di pulizia in corso, più che una mossa per liberarsi dalle spie e “un ulteriore passo verso la dittatura che viola direttamente la nostra costituzione”, ha accusato Iryna Herashchenko, che con Poroshenko è la leader del partito Solidarietà, dopo la cacciata di Bakanov e Venediktova, la procuratrice vicina all'ex presidente ucraino. Come vicina a Poroshenko era Lydmila Denisova, da lui nominata commissaria per i diritti umani della nazione, e da Zelensky sfiduciata con l'accusa di non aver saputo organizzare corridoi umanitari e di aver esagerato le accuse contro i crimini russi, portando così a non ottenere mai giudizi di colpevolezza.

È dall'inizio della guerra che Zelenky sta eliminando persone e gruppi considerati traditori della patria, ma tra questi ci sono stati anche politici e partiti che, di fatto rappresentavano la parte russofona del Paese. Ad esempio il 68enne Viktor Medvedchuk, l'oligarca filorusso arrestato a inizio aprile, era anche il leader del principale partito di opposizione al governo di Zelensky, "Piattaforma di Opposizione - Per la Vita", formazione politica che nell'ultimo Parlamento poteva contare su 43 deputati ma che è stata messa al bando il 20 marzo scorso. L'uomo a febbraio dello scorso anno era stato sanzionato con l'accusa di “finanziare il terrorismo” con la conseguenza che per “proteggere la sicurezza nazionale” Kiev aveva chiuso i suoi tre canali televisivi, molto popolari nelle zone russofone della nazione.

E il 20 marzo in tutto furono chiusi 11 partiti, tutti accusati di essere filorussi, oltre alla Piattaforma di Medvedchuk anche il Blocco di Opposizione, che pure contava 6 deputati, ma anche gli extraparlamentari Opposizione di Sinistra, Unione delle Forze di Sinistra, Partito socialista progressista ucraino e Partito Socialista dell'Ucraina.

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