Puigdemont, revocato il mandato d'arresto europeo. Ma se torna in Spagna dovrà andare in prigione

Colpo di scena a Madrid: il Tribunale supremo sospende la richiesta di estradizione, che forse il Belgio non avrebbe concesso. Dietro questa decisione, il rischio di uno smacco internazionale a pochi giorni dal voto in Catalogna

EPA/SUSANNA SAEZ

Non sarà il Belgio a decidere se Carles Puigdemont dovrà andare in carcere o meno. Riassumendo, è questo il motivo alla base della decisione, un po' a sorpresa, del Tribunale supremo spagnolo, che oggi ha ritirato l'ordine europeo di detenzione emesso nei confronti dell'ex presidente della Catalogna e dei suoi ex consiglieri Antonio Comin, Lluis Puig, Meritxell Serret e Clara Ponsatì.

In un comunicato diffuso dal Tribunale Supremo, il giudice Pablo Llarena spiega che la richiesta di ritirare i mandati di arresto emessi a novembre dal giudice dell'Audiencia Nacional, Carme Lamela, si giustifica con il fatto che si sta investigando un reato "di natura plurisoggettiva, dotato di unità giuridica inseparabile, il che richiede un'unica contestazione per evitare risposte contraddittorie", mentre in Belgio, per via delle leggi diverse, i capi di imputazione potrebbero venire separati. Inoltre, Puigdemont e gli altri hanno detto chiaramente di voler tornare in Spagna per partecipare alle elezioni catalane del 21 dicembre. Una volontà che consente al giudice spagnolo di poter ritirare il mandato.

Le ragioni "politiche"

Fin qui, le motivazioni tecniche. Il dato “politico” è che la Spagna teme gli effetti di un pronunciamento della giustizia belga. Ieri, infatti, il tribunale di Bruxelles aveva fatto sapere che avrebbe deciso il 14 dicembre sull'estradizione dei rappresentanti dell'ex governo catalano. Secondo diversi giuristi, il Belgio avrebbe potuto negare l'estradizione in base al fatto che i reati contestati a Puigdemont e agli altri imputati non trovano completa corrispondenza nel diritto belga, soprattutto per quanto riguarda le accuse di sedizione e ribellione (il terzo capo è la malversazione). 

Pur non trattandosi tecnicamente di una assoluzione (ma solo dell'impossibilità di giudicare un reato non previsto dal proprio ordinamento), l'effetto mediatico di una tale decisione sarebbe stato quello di far passare Puigdemont e i suoi come dei perseguitati politici. Un boomerang per la Spagna a una settimana dal delicatissimo voto in Catalogna. 

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Adesso Puigdemont ha due strade da seguire: o restare in Belgio e seguire da lontano la campagna elettorale. O tornare in Spagna col rischio più che concreto di finire in prigione come gli altri componenti della sua giunta rimasti a Barcellona. 

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