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EPA/STEPHANIE LECOCQ

EPA/STEPHANIE LECOCQ

Puigdemont con 200 sindaci catalani a Bruxelles: “L'Ue appoggia questo colpo di Stato?”

I primi cittadini sono arrivati nella capitale del Belgio e hanno chiesto la libertà per “i prigionieri politici”. L'ex presidente: “L'Europa deve reagire contro gli abusi della democrazia in Spagna”

La lotta per l'indipendenza della Catalogna si è ormai trasferita a Bruxelles. Ieri in sostegno dell'ex presidente destituito, Carler Puigdemont, sono arrivati nella capitale del Belgio 200 sindaci catalani per chiedere alle istituzioni europee di intervenire. I sindaci si sono in mattinata sotto il palazzo della Commissione dove hanno aperto uno striscione con la scritta “libertà per i prigionieri politici” e poi hanno cantato l'inno della Catalogna, seguito dalle grida “libertà, libertà”.

Nel pomeriggio si sono spostati per una assemblea/comizio al Bozar, il palazzo delle belle arti di Bruxelles, dove è intervenuto tra le loro ovazioni lo stesso presidente Puigdemont che si trova al momento in regime di libertà condizionata nel Paese, in attesa della decisione sulla sua estradizione, che avverrà in primo grado il 17 novembre. L'ex presidente si è rivolto direttamente alle istituzioni europee e ha chiesto loro se continueranno ad appoggiare il premier Mariano Rajoy in quello che ha definito un “colpo di Stato”. Rivolgendosi ai sinadaci li ha ringraziati per la loro presenza e la loro solidarietà e per il loro attaccamento “a valori che non sono in pericolo solo in Catalogna ma anche in tutta Europa”. I cittadini, ha continuato “si chiedono perché l'Europa non reagisca di fronte a tutti questi abusi della democrazia”, aggiungendo che la Spagna “dovrà rispondere di sui maltrattamenti davanti alla giustizia internazionale”. Il discorso di Puigdemont è stato molto duro e si è rivolto contro “la violenza della polizia”, contro “una democrazia fallita che fa prigionieri politici” e contro “la credibilità della giustizia spagnola”. Sempre diretto alle istituzioni di Bruxelles ha chiesto ancora: “È questa l'Europa che volete? Quella che manda un governo in prigione?”.

Al momento ci sono 8 rappresentanti dell'ex governo catalano in carcere preventivo in Spagna, il vicepresidente e sette membri dell'esecutivo. Altri quattro sono a Bruxelles insieme a Puigdemont in attesa della decisione sul'estradizione. Tutti loro rischiano fino a 30 anni di prigione per le accuse di ribellione, sedizione e malversazione.

E proprio oggi in Catalogna è stato proclamato uno sciopero generale contro la "repressione" dello Stato spagnolo e per la liberazione dei "detenuti politici". Le autostrade Ap7 e A2 sono state le prime vie in cui il traffico è stato interrotto poco dopo le 6 del mattino. Altre 30 strade e autostrade sono state bloccate. Il traffico ferroviario regionale e ad alta velocità è pure stato interrotto.

Da parte sua il governo di Madrid procede con il commissariamento della regione e Rajoy si è detto soddisfatto per lo sviluppo dell'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione. "Le cose - ha assicurato - stanno andando bene". Parlando durante la sessione del Congresso Rajoy ha risposto a una domanda del portavoce del Pnv, Aitor Esteban, che ha invitato il premier a facilitare la distensione e affrontare politicamente il conflitto catalano perché esiste "un clima irrespirabile" con il 155. Il capo del governo ha ricordato che i funzionari della Generalitat stanno svolgendo il proprio compito e "stanno facendo le cose per bene".  

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