Whitstleblower, in vigore la direttiva Ue: "Ora Stati attivino in fretta le protezioni"

Scattano le nuove norme europee volte a tutelare gli “informatori” che denunciano le malefatte della propria azienda o amministrazione. Ecco cosa prevedono e a chi si rivolgono

Proteggere e incoraggiare chi sceglie di mettere a repentaglio la propria carriera e, in molti casi, la propria vita per senso di giustizia, facendo venire a galla comportamenti illeciti interni all’organizzazione per cui si lavora. Con questo scopo entra da oggi in vigore la prima direttiva Ue per le protezione dei cosiddetti “whistleblower”, ossia gli “informatori” che denunciano le malefatte della propria azienda o amministrazione. Questi soggetti, da sempre bersagliati con licenziamenti, mobbing, discriminazioni e, nei casi più estremi, con vere e proprie minacce e violenze, beneficeranno di una serie di garanzie. 

“Gli informatori sono persone coraggiose disposte a mettere in luce attività illegali, spesso a grande rischio per la loro carriera e il loro sostentamento, al fine di proteggere il pubblico da illeciti - dice Vera Jourova, vicepresidente della Comissione Ue per i valori e la trasparenza - Meritano riconoscimento e protezione per le loro azioni coraggiose. Chiedo agli Stati membri di recepire senza indugio le nuove norme”.

Con l'entrata in vigore della direttiva, gli Stati membri hanno adesso due anni di tempo per recepire le norme nella loro legislazione nazionale. "La nuova direttiva - si legge in una nota della Commissione - definisce elevati standard di protezione a livello dell'Ue e copre molti settori chiave del diritto che vanno dal riciclaggio del denaro sporco alla protezione dei dati, dalla protezione degli interessi finanziari dell'Unione alla sicurezza alimentare e dei prodotti, dalla sanità pubblica alla protezione dell'ambiente".

Cosa prevedono le nuove regole

Tutte le imprese con più di 50 dipendenti o con un fatturato annuo superiore ai 10 milioni di euro dovranno prevedere una procedura interna per gestire le segnalazioni dei whistleblower. La nuova normativa si applicherà anche a tutte le amministrazioni statali e regionali e a tutti i Comuni con più di 10mila abitanti.

La direttiva introduce innanzitutto il divieto di licenziamento, retrocessione di grado e altre forme di ritorsione. Chi informa le autorità sulle malefatte dei propri datori di lavoro non andrà nemmeno incontro a procedimenti giudiziari. Entrerà inoltre in vigore un obbligo per gli Stati membri di informare i cittadini in merito alle procedure di denuncia delle irregolarità e ai meccanismi di protezione disponibili.

Le nuove norme creeranno un sistema di canali di comunicazione sicuri al fine di permettere sia le segnalazioni interne che le denunce alle forze dell’ordine o a mezzo stampa. Gli “informatori” verranno dunque incoraggiati a utilizzare dapprima le procedure di segnalazione interne, nei casi in cui la violazione che intendono rivelare possa essere risolta efficacemente all'interno della loro organizzazione e purché non rischino ritorsioni. Nei casi di maggiore gravità potranno invece rivolgersi direttamente alle autorità competenti. Garantita anche la possibilità di divulgare le informazioni in questione anche ai media, regola che proteggerà le fonti dei giornalisti d’inchiesta.

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Attualmente, i meccanismi di protezione accordati a chi denuncia frodi e corruzione all’interno della propria azienda nell'Unione europea sono frammentati e disomogenei. Nella maggior parte dei Paesi tale protezione è parziale e si applica solo a settori specifici o a determinate categorie di lavoratori. In seguito a vari scandali che hanno colpito aziende e istituzioni europee, si è deciso di garantire livelli minimi di protezione in tutta l’Unione, per promuovere l’impegno civile per la trasparenza.

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