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Mercoledì, 17 Agosto 2022
La testimonianza / Russia

"Ho paura e ho lasciato anche i social", la vita in Russia per chi è contro la guerra

Intervista a una giovane che si oppone all'invasione: "Chi protesta viene arrestato, chi fa contro-informazione multato e rischia il carcere. E ci sentiamo anche discriminati e odiati all'estero"

Mentre i combattimenti continuano in Ucraina, in Russia non si fermano le proteste contro la guerra di Putin. Una guerra che molti russi non volevano, ma della quale stanno già pagando le conseguenze, a causa delle sanzioni occidentali e dello stigma internazionale che l’aggressione a Kiev ha portato con sé. Una cittadina russa ha raccontato a Europa Today cosa vuol dire essere russi e non essere d’accordo con le scelte del governo in questo delicato momento storico. Irina (nome di fantasia) è una studentessa e vive a Mosca.

Come ci si sente ad essere russi in questo momento?
Mi spezza il cuore. Anche se una parte di me vorrebbe trasferirsi in Europa, sono comunque russa e ne vado fiera. Amo la cultura, la lingua, la storia russa. Ma a dirlo in giro rischio di essere fraintesa. Mi sento in colpa per non fare abbastanza. Mi sento colpevole per come si sta comportando il mio Paese. E non posso fare nulla, non posso cambiare le cose né aiutare i miei amici in Ucraina. Sento di non poter neanche parlare loro, perché dovrei scusarmi per il mio Paese ma non avrebbe valore perché loro sono sotto le bombe. La stessa parola “Russia” è diventata tossica in tutto il mondo. È difficile, in queste due settimane non sono riuscita a fare nulla, non riuscivo a divertirmi perché sentivo che altre persone stavano soffrendo a causa del mio Paese. Oggi è il secondo giorno che non ho una crisi di nervi ma nei giorni scorsi mi capitava di scoppiare a piangere dal nulla.

Ti senti personalmente bersaglio di critiche e odio dall'esterno?
Sì, credo che nelle ultime settimane la russofobia sia diventata reale. È la stessa cosa che è successo con gli islamici e il terrorismo, o con i cinesi e il coronavirus. Essere russi ora significa venire associati con i terroristi, ma non è giusto. Come non tutti gli arabi sono jihadisti, così non tutti i russi sostengono questa guerra. Io credo che i russi vogliano solamente la pace. Nella Seconda guerra mondiale sono morte 27 milioni di persone nell’Urss. È nel nostro Dna non volere la guerra. 

Ti è capitato qualche episodio in particolare in questo senso?
Se ti dimostri solidale online, ti chiedono perché lo fai solo a parole senza fare altro, senza protestare o cercare di fermare la guerra. Ma chi fa queste domande non sa quello che dice. Anche se tutti i russi andassero in piazza non cambierebbe nulla. Verrebbero solo multati e arrestati tutti, e imprigionati. Anche l’azienda dove lavoro si è attirata molti commenti d’odio, perché è rimasta in Russia visto che vende prodotti essenziali, anche per bambini. Ci chiamano terroristi, anche se noi condanniamo questa guerra.

Dopo le sanzioni economiche cosa è cambiato per te?
Non siamo più in grado di comprare nulla online, perché non possiamo pagare. In Russia sì, ma all’estero no. E non possiamo pagare gli abbonamenti online, ad esempio Netflix o Spotify. Le carte come Visa e MasterCard ora funzionano solo in Russia. Abbiamo il nostro sistema nazionale, ma funziona solo in Russia e in pochi altri Paesi. Io ho sempre usato la mia Visa, ma ora la posso usare solo in Russia. Se vado all’estero non posso usarla, né ritirare contanti. Per i bonifici, usavamo PayPal ma ora non va neanche quello. Ora bisogna fare bonifici bancari, ma anche questo sta diventando più complesso perché le banche più grosse sono state escluse dallo Swift. Io ho dovuto farmi un’altra carta da un’altra banca che è ancora dentro lo Swift. Oppure c’è un altro sistema cinese che si può usare per mandare soldi all’estero, ma è piuttosto costoso. E dalla Russia non possiamo mandare soldi in Ucraina. Molte famiglie hanno parenti in Ucraina, ma non possono nemmeno aiutare i loro familiari.

Cosa pensi si possa fare chi vuole contestare Putin?
Se non sei d’accordo con le decisioni del governo non sai come comportarti. Vorresti esprimere il tuo dissenso ma, se lo fai, lo fai a tuo rischio. Se vai a manifestare la polizia può picchiarti, com’è successo domenica scorsa. Hai paura. La situazione peggiora ogni giorno. Protestare in piazza è sempre più difficile. Anche se non hai cartelli e non urli nulla contro il governo, se sei semplicemente in mezzo ad una manifestazione pacifica puoi essere arrestato e trattenuto. Ma il diritto alla protesta pacifica è sancito dalla nostra costituzione. Le persone stanno uscendo in strada per dire che non condividono le decisioni del governo, ma il governo ha deciso che non ne abbiamo il diritto. Per organizzare una manifestazione devi ottenere l’autorizzazione dal municipio, ma non la otterrai mai se è una manifestazione contro il governo. La polizia può fermarti per strada e chiederti di mostrare i tuoi messaggi sul telefono. Non sei mai al sicuro. Se ti arrestano e chiedi spiegazioni la polizia ti tratta come se stessi opponendo resistenza. Io non ho partecipato alle proteste, perché sono preoccupata per la mia sicurezza. Non voglio andare in prigione. Ma ammiro le persone che continuano a farlo.

Conosci qualcuno che è stato arrestato o fermato?
Una mia amica ha partecipato alla manifestazione domenica ed è stata fermata. Ha passato 5 ore alla centrale di polizia, che era piena zeppa di gente. Mi ha raccontato che li han tenuti senz’acqua per diverso tempo e poi qualcuno ha portato una bottiglia, una sola per tutti. È inumano. Dopo averti tenuto lì ti portano in un ufficio e ti interrogano. La nostra costituzione dice che puoi rifiutarti di fornire informazioni personali sensibili, ma loro te le chiedono lo stesso. La mia amica alla fine è stata solo multata, ma sta aspettando il processo, che non sa quando verrà fatto e quindi ora non può lasciare Mosca.

Cosa pensano i russi dell’Ucraina?
Chi ha vissuto nell’Urss non si capacita che ora sia un Paese indipendente e secondo me queste persone sono più propense a dar credito alla propaganda governativa, che dice che gli ucraini vogliono eliminare chiunque parli russo nelle regioni sud-orientali del Paese. E dicono che i russi vengono uccisi, che c’è un genocidio in corso da 8 anni, che Kiev bombarda i russi e noi dobbiamo difenderli. Poi ci sono i giovani, che non credono a queste cose, e che saranno il futuro del nostro Paese. Ma siccome ci sono ancora sostenitori di Putin non penso saremo in grado di ridimensionare il suo potere nell’immediato futuro.

Credi che sarebbe possibile che Putin cada?
Ci spero, certo. Ma molti pensano che anche se tutti i russi si dichiarassero contrari alla guerra non cambierebbe nulla, fintantoché il governo, la polizia e l’apparato di sicurezza sono dalla sua parte. Per qualcuno Putin si è reso conto che non vincerà la guerra. Io credo che si aspettasse di concluderla nel giro di qualche giorno, ma son già passate due settimane e mi sembra evidente che non vincerà. E questo probabilmente si tradurrà in una repressione ancora più violenta del dissenso, perché le persone protesteranno con più forza ma verranno represse brutalmente. Altri dicono che qualcuno nella cerchia di Putin si sta rendendo conto che non vinceranno la guerra e potrebbe provare a sbarazzarsi di lui. Ma è pur sempre il presidente e probabilmente vincerà le elezioni anche nel 2024. Secondo qualcuno non durerà molto perché ha preso una decisione davvero stupida, perderà la guerra e quelli intorno a lui capiranno che ha commesso un errore. Ma questo è lo scenario migliore. 

Cosa ci puoi dire sulla libertà d’espressione?
Qualcuno parla di guerra civile dell’informazione, perché metà della popolazione crede alla versione distorta della propaganda. Qualche giorno fa è stata anche approvata una legge sull’informazione riguardo all’operazione militare in corso. Se la chiami guerra, o se dici che i russi stanno invadendo l’Ucraina, è disinformazione e rischi una multa, se continui rischi 3 anni di carcere e se sei recidivo fino a 15 anni. Non si può nemmeno ripostare sui social nulla che parli di guerra. Per questo mi sono tolta da Instagram, perché mostravo ai miei amici all’estero che sono contraria all’aggressione, ma ora non lo posso più fare. È troppo rischioso. Non posso protestare e ora non posso neanche esprimermi sui miei social. Stiamo venendo silenziati. Anche i media indipendenti: ne avevamo molti, ma ora li stanno costringendo a chiudere. Non c’è più informazione indipendente, e i media per rimanere operativi devono parlare d’altro.

Conosci qualcuno che è andato al fronte?
Per fortuna nessuno della mia cerchia è andato, ne sono grata. Ufficialmente è autorizzato ad andare in Ucraina solo chi lavora nell’esercito. Ma pare che anche chi presta il servizio militare (obbligatorio per un anno, ndr) venga mandato in Ucraina. Viene loro detto che li mandano in addestramento e invece li mandano laggiù senza che lo sappiano, e senza informare le famiglie. E questi ragazzi non vogliono combattere. Gli ucraini stanno difendendo la loro patria, le loro case. I russi invece sono costretti a combattere ma non hanno nulla per cui combattere. Immagino che sia uno dei motivi per cui il nostro esercito non sta ottenendo grandi vittorie.

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