Proteste anti-lockdown in Germania, 30 arresti. In Ungheria ospedali "vicini al collasso"

A Lipsia, scontri tra manifestanti e poliziotti. A Budapest, i medici denunciano la situazione drammatica del sistema sanitario: "A breve costretti a decidere chi salvare". Ma il premier Orban rifiuta il lockdown e promette di dare al popolo il vaccino da Russia o Cina

Proteste a Lipsia contro il lockdown

Mentre la lista dei Paesi Ue che hanno attuato misure di lockdown si allunga con l'ingresso della Grecia, in Germania fanno i conti con le proteste contro le restrizioni legate al coronavirus: a Lipsia, si sono registrati violenti scontri tra manifestanti e polizia.

Proteste in Germania

"Durante la protesta sono stati registrati 102 casi di violazione della legge, inclusi 14 attacchi contro agenti delle forze dell'ordine. Di conseguenza, un totale di 31 persone sono state arrestate", si legge in un comunicato della polizia. I media locali parlando di circa 20mila persone che hanno partecipato alla protesta. Quello di Lipsia non è un caso isolato: in altre parti del Paese si sono registrati sit-in contro le nuover restrizioni scattate il 2 novembre e che dovrebbero durare almeno fino alla fine del mese. 

La situazione epidemiologica in Europa

Grecia in lockdown

Dopo Francia, Regno Unito, Irlanda, Germania e le regioni italiane, anche la Grecia è in lockdown. Per uscire di casa, i greci dovranno ottenere il via libera dalle autorità, tramite un Sms. Il governo ha dispiegato le forze dell'ordine per controllare i permessi speciali necessari per viaggiare. La multa per chi non indossa la mascherina è raddoppiata a 300 euro. La chiusura delle attività non essenziali, che risparmia supermercati, negozi di alimentari, distributori di benzina, tintorie e negozi di animali, nonché asili nido e scuole elementari, dovrebbe durare tre settimane.

Polonia

Sabato la Polonia, che con 8,7 decessi ogni 100mila abitanti ha tra i più alti tassi di mortalità d'Europa, ha deciso di rafforzare le misure anti-Covid chiudendo cinema, teatri e istituzioni culturali. Nei centri commerciali sono aperti solo i negozi ritenuti essenziali. Anche gli studenti della scuola primaria, dopo licei e università, faranno lezioni a distanza. Il governo, già sotto pressione per le proteste per i diritti delle donne, è adesso criticato anche per la strategia attuata finora per fermare i contagi. "Siamo stanchi del Covid, delle restrizioni sempre più severe", si lamenta Anna Piotrowska, architetto di 35 anni, all'Afp. "Le decisioni del governo sono un po' caotiche, non sai cosa aspettarti e poi sempre più persone si ammalano e muoiono".

Ungheria

Restano nell'Europa dell'Est, preoccupa anche la situazione in Ungheria, che ha un tasso di mortalità ancora più alto (il terzo dopo Repubblica cea e Belgio). Con una media di oltre 5.000 nuovi contagi da Covid-19 al giorno, il servizio sanitario ungherse "si avvicina al collasso" e fra poco "si arriverà al dilemma il cui il medico deve decidere chi salvare e chi no", ha dichiarato il vicepresidente dell'ordine dei medici, Tamas Sved. 

I letti disponibili negli ospedali - denuncia Sved - sono ormai pochissimi, e mancano medici e infermieri qualificati nei reparti di terapia intensiva, dove, per supplire alle carenze, stanno lavorando "anche dentisti e psichiatri". Secondo molti osservatori, le misure annunciate la settimana scorsa dal premier Viktor Orban sono largamente insufficienti, visto, fra l'altro, che non è stato chiuso nulla, che restano aperti scuole, ristoranti e locali, negozi, impianti sportivi. "Il Paese deve funzionare, l'economia non va fermata", aveva detto Orban, che ha tuttavia promesso di impegnarsi a importare da gennaio, i futuri vaccini russo o cinese, malgrado il fatto che nessuno di questi prodotti abbia ancora ottenuto luce verde dalle autorità dell'Ue perché non hanno ancora completato la sperimentazione.

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