rotate-mobile
Venerdì, 1 Marzo 2024
Il punto della situazione / Francia

Perché la Francia è in fiamme

La morte di un ragazzino di 17 anni, ucciso dalla polizia in circostanze da chiarire, ha acceso la miccia della rivolta. Solo la scorsa notte ci sono stati quasi 4mila roghi e 875 arresti. Il ministro dell'Interno: "Stop ai mezzi pubblici dalle 21". Cancellati i grandi eventi. Macron si appella ai genitori: "Assumetevi le vostre responsabilità"

Un vigile del fuoco di 24 anni è morto durante le proteste in Francia: le ultime notizie

Sono 875 le persone fermate in Francia nella terza notte di violenze per la morte del 17enne Nahel, ucciso da un poliziotto durante un controllo a Nanterre, nella banlieue nord-ovest di Parigi. Solo la scorsa notte sono stati danneggiati 492 edifici, ma si contano anche 2.000 veicoli bruciati e 3.880 roghi divampati nelle strade pubbliche. Nella Capitale gli arresti sono stati 408. In tutto il Paese sono stati dispiegati 40mila tra gendarmi e agenti di polizia. Una vera e propria rivolta. Che il presidente Emmanuel Macron sta facendo fatica a sedare. 

Perché in Francia ci sono scontri e proteste

Tutto è iniziato martedì mattina, quando un ragazzo di 17 anni, dopo essersi rifiutato di obbedire agli ordini di una pattuglia, è stato ucciso in circostanze che restano da chiarire. Secondo quanto ricostruito, pur non avendo la patente il giovane era alla guida di una Mercedes gialla con targa polacca. Secondo la prima versione della polizia, il veicolo avrebbe tentato di investire gli agenti, ma un video che circola sui social mostra che uno dei poliziotti punta l'arma contro il 17enne mentre l'auto è ancora ferma per poi esplodere un colpo quando il ragazzo alla guida prova a fuggire. L'auto finisce poi contro un palo e il 17enne muore poco tempo dopo l'intervento dell'ambulanza. Altre due persone erano nell'auto, un ragazzo che è stato fermato e poi rilasciato, e una terza persona ancora ricercata (secondo Le Parisien si troverebbe a Marsiglia e potrebbe parlare agli investigatori lunedì). 

Il giovane Nahel, di origine algerino-marocchina, lavorava come fattorino e giocava a rugby. Studiava per diventare elettricista e secondo i resoconti dei media francesi era già noto alle forze di polizia, anche se la sua fedina penale era pulita. L'agente di polizia francese che ha sparato è stato accusato di omicidio volontario e posto in custodia cautelare. Due inchieste sono state aperte: una per la condotta del 17enne - già schedato per guida senza patente e resistenza a pubblico ufficiale - al momento del controllo; l'altra per omicidio volontario da parte dell'agente.     

Le proteste per la morte di Nahel e le presunte discriminazioni razziali

Quanto accaduto ha innescato violente proteste che via via si sono allargate a macchia d'olio in tutta la Francia con barricate, cassonetti e auto incendiate. Scontri che hanno infiammato le banlieue e le periferie delle principali città francesi. Sullo sfondo, ma neanche troppo, c'è il tema della discriminazione razziale che agita - non certo da oggi - una parte della popolazione francese che si sente messa ai margini e presa di mira dalla polizia. Le stesse Nazioni Unite hanno invitato la Francia ad affrontare "seriamente i problemi radicati di razzismo" tra le forze dell'ordine, ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Un'accusa "totalmente infondata" secondo il ministero degli Esteri francese Catherine Colonna. "La Francia e le sue forze dell'ordine - ha spiegato Colonna in una nota - combattono con determinazione contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. Su questo impegno non ci possono essere dubbi".

L'ultima notte è stata quella in cui si sono registrate le violenze più efferate con diverse città della Francia messe a ferro e fuoco dai manifestanti. A Parigi sono stati appiccati 1.569 incendi e dati alle fiamme 640 cassonetti. Il ministero dell'Interno francese ha reso noto che nei disordini della scorsa notte sono rimasti feriti 249 fra poliziotti e gendarmi. A Marsiglia un gruppo di manifestanti ha aggredito due agenti della polizia in borghese, la cui auto era rimasta bloccata da un bidone della spazzatura in fiamme. Uno ha riportato una mascella fratturata, l'altro è stato accoltellato.

Nel centro di Tours un giornalista di una tv locale è stato aggredito mentre scattava una foto a un autobus turistico in fiamme. 

A Strasburgo i manifestanti hanno distrutto l'ingresso del teatro dell'opera e un Apple Store è stato saccheggiato venerdì in pieno giorno. A Seine-Saint-Denis, periferia di Parigi, è stato vandalizzato un centro commerciale con i manifestanti che hanno preso di mira anche un McDonald's. Ma i danni sono ingenti in gran parte del Paese.

Le proteste per la morte del giovane Nahel sono arrivate anche nella Guyana francese, dove un uomo di 54 anni è rimasto ucciso da un proiettile vagante durante gli scontri tra la polizia e alcuni manifestanti. Secondo le prime indagini, l'uomo si trovava sul balcone della sua casa nel quartiere di Cité Stanislas, nella capitale Caienna, quando è stato raggiunto da un proiettile vagante intorno alla mezzanotte. 

Le misure prese dal governo. E Macron fa appello ai genitori

Una situazione che rischia di sfuggire di mano. Tanto che c'è chi evoca addirittura il rischio di una guerra civile. Il presidente francese Emmanuel Macron, al termine della riunione della cellula interministeriale di crisi, ha annunciato il dispiegamento di "mezzi supplementari" per contenere le violenze di questi giorni, scoppiate dopo la morte di Nahel.

"C'è una strumentalizzazione inaccettabile della morte di un adolescente, che tutti deploriamo, quando il momento dovrebbe essere di raccoglimento e rispetto", ha detto Macron dopo la riunione dell'unità di crisi che ha presieduto. Quindi ha fatto appello "a tutti i genitori di assumersi le proprie responsabilità, poiché la situazione che stiamo vivendo è il risultato di gruppi organizzati e attrezzati, ma anche di molti giovani". Citando TikTok e Snapchat, il presidente della Repubblica ha poi sottolineato come "le piattaforme e le reti giocano un ruolo molto importante". "Verrà richiesta l'identità di coloro che utilizzano i social network per invocare il disordine". "Nelle prossime ore - ha anticipato Macron - adotteremo una serie di misure". 

Stop ai mezzi dalle 21, cancellati i grandi eventi

Il governo cerca dunque di disinnescare le proteste. Poco dopo il discorso di Macron, il ministro dell'Interno francese, Gerald Darmanin, ha chiesto a tutte le prefetture di sospendere la circolazione di tutti gli autobus e tram in Francia a partire dalle 21 di questa sera. Ai prefetti è stata anche chiesto di  "adottare sistematicamente provvedimenti di divieto di vendita e trasporto" di razzi e materiale pirotecnico, bidoni di benzina, acidi e prodotti infiammabili e chimici. 

Il primo ministro Elisabeth Borne ha invece annunciato il dispiegamento di veicoli blindati nei punti più caldi e di "forze mobili aggiuntive" della polizia. L'esecutivo ha inoltre deciso di cancellare i grandi eventi "che mobilitano personale" delle forze dell'ordine "e che possono presentare rischi per l'ordine pubblico". Diversi comuni hanno inoltre deciso di istituire il coprifuoco dalle 22 alle 6 di mattina. 

"Le prossime ore saranno decisive" ha scritto il ministro Darmanin in una lettera alla polizia e ai pompieri, mentre la Francia si appresta ad affrontare un'altra notte di disordini. 

"Questa minoranza di delinquenti non rappresenta l'immensa maggioranza degli abitanti dei quartieri popolari", si legge nella lettera. "Le prossime ore saranno determinanti e sono certo di poter contare sul vostro impegno nel rispetto della legge e la deontologia", ha proseguito, assicurando che "i rinforzi umani e materiali che vi stiamo inviando, vi daranno modo di difendere la repubblica e i suoi valori".

Le polemiche politiche

Quanto sta accadendo infiamma anche il dibattito politico. "Quando si è di sinistra si difendono i servizi pubblici, non il loro saccheggio" scrive Fabien Roussel, segretario del partito comunista francese, in un tweet che viene interpretato come una presa di distanza da Jean Luc Melenchon, leader del partito della sinistra radicale la France Insoumise (Lfi), che invece aveva puntato il dito contro l'escalation securitaria che a suo dire "porta al disastro".  

Il tweet di Mélenchon

Infine va registrata anche la presa di posizione del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) che condannando le violente proteste per la morte di Nahel, sottolinea che le rivolte non fanno che rafforzare i pregiudizi verso gli immigrati e gli abitanti delle banlieue. "Ai giovani autori dei disordini, il Cfcm fa presente che le immagini scioccanti, di cui sono in gran parte responsabili, non faranno che confortare l'opinione di chi stigmatizza i loro quartieri così come i loro abitanti", si legge in un comunicato, citato da Le Figaro.

Secondo il Cfcm, le rivolte in seguito "alla morte tragica del giovane Nahel", sono "intollerabili, inaccettabili e condannabili senza riserve". Il Consiglio "dubita sinceramente che i giovani casseur frequentino le moschee", ma lancia tuttavia un appello a tutte le moschee di Francia e ai fedeli ad agire in favore della calma "perché cessino queste violenze inammissibili".

Continua a leggere su Today...

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché la Francia è in fiamme

Today è in caricamento