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Domenica, 14 Aprile 2024
Il reportage

Dentro la protesta dei trattori: "Prezzi bassi e controlli serrati, ci vogliono soffocare"

Siamo entrati nel cuore delle manifestazioni per capire la rabbia di chi ha invaso Bruxelles. In migliaia lamentano burocrazia in eccesso e contestano gli accordi di libero commercio

Da Bruxelles - Le ruote dei trattori si susseguono in una lunga fila su Rue du Luxembourg, la strada che porta al Parlamento europeo. Sui mezzi sono appesi cartelloni che accusano le multinazionali, il Mercosur, le regole dell'Unione europea, che chiedono prezzi più giusti per gli agricoltori altrimenti si rischia di affamare l'Europa. Dal fondo della strada si vedono i fumi neri che offuscano il cielo lievemente coperto della capitale europea, dove sono arrivati viaggiando nel cuore della notte dal Belgio, dalla Francia, dalla Germania mentre un migliaio è arrivato in aereo dall'Italia. Chiedono di farsi ascoltare dalle istituzioni nazionali ed europee. Dopo settimane di blocchi e manifestazioni in vari Paesi del vecchio continente, l'appuntamento a Bruxelles coincide con il vertice straordinario del Consiglio, a cui partecipano i leader di governo dei Paesi membri dell'Ue. Cos'hanno da dire a Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Olaf Scholz i contadini accorsi qui da mezza Europa? Abbiamo raccolto le loro voci, ignorate troppo a lungo

Malcontento agricolo

Mentre i petardi spezzano il consueto silenzio di chi arriva al mattino in Place Luxembourg per andare al lavoro, gli imprenditori agricoli precisano le ragioni del malcontento. "Ci chiedono ed obbligano a determinate restrizioni, che non valgono per i prodotti dei Paesi non europei e questo incide anche sui prezzi. C'è sempre un aumento dei costi di produzione, ma i prezzi di vendita restano fermi", spiega a Today Alessandro Rosso, coltivatore piemontese di cereali. "Nel 2022 vendevo il frumento tenero a 350 euro a tonnellata, nel 2023 è sceso a 260 euro circa. Guadagno di meno, ma i costi degli input agricoli come fertilizzanti, pesticidi e macchine agricole, sono aumentati almeno del 10%", precisa Rosso, arrivato qui con una delegazione regionale della Coldiretti.  "Con la guerra l'Ue ha eliminato i dazi per i prodotti dall'Ucraina, così cereali e polli hanno invaso i nostri mercati, facendo crollare i prezzi dei nostri prodotti", lamenta Dominique Hypacie, che in Belgio su oltre 50 ettari coltiva frutta, ortaggi e si dedica all'allevamento di vacche. "Devo subire di continuo troppi controlli, mentre i governi europei discutono oggi dei 50 miliardi da spedire a Kiev", spiega il produttore belga.

Le incertezze per i piccoli produttori 

Le rivendicazioni di chi possiede decine di ettari si intersecano con quelle dei piccoli produttori. "Il nostro problema principale è l'incertezza. Produciamo senza sapere cosa accadrà col clima, quanto riusciremo a raccogliere e a quanto verranno venduti i nostri prodotti dai grossisti", spiega a Today Andrea Zarantonello, che produce su circa sei ettari i suoi ortaggi e li vende direttamente alle famiglie di Vicenza, città non troppo distante dai suoi terreni. "Vendendo direttamente ai miei clienti riesco ad evitare i costi per gli intermediari, ma rimane una grande incertezza. Poi c'è l'incoerenza delle normative. Ci spingono giustamente a usare meno prodotti chimici, poi fanno entrare in Italia alimenti dall'estero pieni di pesticidi e su cui non sono stati effettuati gli stessi controlli", afferma il vicentino, che sfrutta i canali social per promuovere i suoi prodotti. Situazione diversa per Giorgia Nichele, che coltiva la ciliegia Igp di Marostica. "Negli ultimi due anni siamo riusciti a trovare un grossista che cerca di valorizzare il nostro prodotto Igp, ma rimane comunque un abisso tra quello che guadagniamo e i prezzi al consumatore. A noi la ciliegia costa 2,50 al chilo e la vendiamo a 5 nei mercati agricoli, ma nei supermercati a Milano le vendono anche a 15 euro al chilo", precisa Nichele, alla quale spesso il grossista comunica il prezzo di vendita solo dopo aver rivenduto le sue preziose ciliegie.  

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Il dilemma di quanto produrre

Il 30 gennaio, pressata dalle continue manifestazioni, la Commissione europea ha provato a soddisfare alcune delle richieste dei produttori. La Coldiretti è in piazza per spingere i funzionari europei a modificare definitivamente le regole che chiedono agli agricoltori con più di dieci ettari di tenere a riposo il 4% circa dei terreni per farli rigenerare. Ieri 30 gennaio Ursula von der Leyen ha annunciato nuove deroghe, ma il gruppo dei giovani della Coldiretti urla slogan contro le "terre incolte" affinché le eccezioni diventino definitive e senza i paletti fissati dall'Ue. Le barricate agricole dettano però richieste diverse a seconda delle organizzazioni di rappresentanza. C'è chi  ad esempio vuole interrompere la spirale della sovrapproduzione.

"Basta all'industrializzazione crescente del mondo agricolo e alla speculazione. Vogliono farci produrre sempre di più e al tempo stesso ci impongono regole sempre più dure per punire i contadini per i danni all'ambiente. Ci vogliono soffocare", urla dal palco allestito da Via Campesina il coltivatore olandese Leonardo van den Berg, lamentando che su ogni azienda agricola gravano debiti da 400mila euro, contratti per sostenere ritmi insostenibili. "Nei Paesi Bassi la nostra rabbia ha portato ad intense mobilitazioni, ma i partiti di estrema destra l'hanno sfruttata per la propria agenda elettorale, che nega i cambiamenti climatici e chiede standard ambientali più bassi e incolpa i lavoratori migranti. Tutte cose che non c'entrano nulla coi nostri problemi", ricorda van den Berg. Le richieste di Via Campesina, che rappresenta piccole aziende a gestione familiare, più che contro le regole del Green Deal lotta contro la conclusione dell'accordo sul Mercosur con i Paesi dell'America Latina. Secondo numerose ong e organizzazioni contadine da entrambe le sponde dell'Atlantico, il trattato devasterebbe i piccoli produttori agricoli.

La statua abbattuta

Nel mezzo della piazza giace circondata dal fuoco una delle statue femminili di Place Luxembourg, sostituita da uno spaventapasseri che ricorda le forme di una contadina con le trecce. Un agricoltore si premura di gettare altri copertoni per alimentare le fiamme che di tanto in tanto esplodono in gettate di fumo nero e denso. Di fianco sosta una delegazione di fiamminghi, capelli chiari e volti serrati. "Ci uccidono le carte e i controlli del governo", si lamenta un allevatore di mucche che lavora col padre a pochi chilometri da Bruxelles."Il latte ci viene pagato 35 centesimi al litro e rivenduto a 1,30 almeno nei supermercati. Non è giusto, per questo siamo arrabbiati", continua senza preoccuparsi delle diossine sospinte dal vento. A due passi da Piazza Altiero Spinelli, davanti al Parlamento europeo circondato dalla polizia belga, un mezzo per il trasporto degli animali è stato riempito di fieno e casse di birre, necessarie a rinfrescare i contadini. Neppure litri di Jupiler basteranno a placare la loro rabbia. 


 

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