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Sabato, 4 Dicembre 2021
L'altra legalizzazione

Dai quartieri a luci rosse al rischio di andare in galera, così gli Stati Ue gestiscono la prostituzione

La Spagna ha promesso di abolire un mestiere che per il premier Sanchez "schiavizza le donne", ma nella gran parte delle nazioni europee la pratica è ampiamente tollerata (se non proprio legalizzata)

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che la Spagna “abolirà la prostituzione”, che “schiavizza le donne”. Fino ad ora nel Paese la pratica è stata tollerata in quanto depenalizzata, il che vuol dire che sia chi la esercita, sia che ne usufruisce, non rischia nulla. E su come comportarsi con quello che viene comunemente definito “il mestiere più antico del mondo” ci sono diverse linee di pensiero, che vanno da quella abolizionista, che pensa che la prostituzione sia una cosa da combattere e vietare a tutti i costi, a quella che ritiene che non potendo eliminarla tanto vale semplicemente accettarla o addirittura darle magari anche un contorno legale che può servire a proteggere le donne (o gli uomini, anche si in grandissima minoranza) che la praticano. In Europa sembra prevalere quest'ultima linea, se si pensa che in ben 21 Stati la prostituzione è di fatto tollerata, che sia essa regolamentata o meno, e solo in sei Paesi (presto a quanto pare sette) è invece proibita.

Un lavoro come un altro

Le nazioni in cui la prostituzione è un mestiere come gli altri sono sei: Austria, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia e naturalmente l'Olanda, il Paese che in Europa è famoso per le vetrine e i quartieri a luci rosse, che sono legali dal 2000 anche se erano ampiamente tollerate da molti anni prima. In realtà è però la Grecia la nazione in cui la prostituzione è legale da più tempo, addirittura dal lontanissimo 1834, quando fu adottato un primo impianto legislativo per ridurre la diffusione della sifilide. Adesso alle lavoratrici del sesso è concesso prestare i loro servizi in bordelli riconosciuti dallo Stato dopo aver ottenuto un'apposita licenza, che dura tre anni, e impegnandosi a sottoporsi a test regolari per le diverse malattie sessualmente trasmissibili. Anche in Austria la prostituzione è legale da molto tempo, precisamente dal 1947. Anche qui è permessa solo in case chiuse riconosciute dallo Stato e nella capitale Vienna anche in strada, ma solo in alcune aree specifiche e non residenziali. Anche le agenzie di escort sono regolamentate, ma facendo in modo che siano però sempre le donne a decidere se accettare o meno un cliente, e non eventuali intermediari, in modo da evitare il lenocinio. In Lettonia al contrario la prostituzione si può esercitare solo nella casa della lavoratrice (o lavoratore) del sesso, solo se i vicini danno il proprio assenso e solo se l'appartamento si trova ad almeno cento metri di distanza da scuole o luoghi di culto.

Dove la prostituzione è legale

I Paesi in cui la prostituzione è depenalizzata, e in cui cioè non si rischia nulla a praticarla o usufruirne, sono 15: Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Di fatto, come accadeva proprio in alcune parti della Spagna dove le prostitute lavorano tranquillamente in alberghi che sono di fatto delle case chiuse, spesso la non criminalizzazione vuol dire palese accettazione. Addirittura in Belgio, compreso nella capitale Bruxelles, esistono le vetrine come ad Amsterdam. I bordelli sono proibiti ma per il resto la materia è di competenza comunale, quindi ogni città la regola in maniera differente. E così a Liegi sono vietate le vetrine mentre ad Anversa ci si può prostituire tranquillamente anche in strada. La contraddizione del sistema, che viene definito di “tolleranza non regolamentata”, è che la prostituzione è considerata “attività immorale”, ma le lavoratrici del sesso possono dichiarare tranquillamente i propri introiti registrandosi al fisco come lavoratrici indipendenti. 'Pecunia non olet' dicevano i romani.

Linea dura

La linea dura è stata decina in sei nazioni. In due di loro, Romania e Croazia, a rischiare sono le prostitute stesse che, se scoperte a svolgere questa attività, rischiano una multa, il bando dalla zona in cui hanno esercitato la professione e in Croazia nei casi più gravi anche la galera dai 30 giorni ai sei mesi. Approccio opposto in Francia, Irlanda e Svezia dove a essere punito è il cliente che rischia multe salate, in Francia fino a 75 euro e in Svezia addirittura il carcere fino a un anno. Parigi prima puniva il meretricio e le prostitute rischiavano multe di quasi 4mila euro e due mesi di prigione in caso tentassero di 'abbordare' un cliente, ma le cose sono cambiate nel 2016. Il Paese più severo però è la Lituania, dove a essere puniti sono sia la donna che il cliente.

Lavoro o schiavitù?

In tutti i Paesi però ovviamente lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di esseri umani sono vietati, anche se purtroppo alcune volte è difficile per le autorità distinguere la prostituzione come scelta libera di una donna, da quella in cui la scelta è forzata. In generale non sembrano potersi fare dei collegamenti tra la diffusione del fenomeno dello sfruttamento con la legislazione nazionale. Secondo delle stime del centro di ricerca del Parlamento europeo nel 2018 il flusso annuo di vittime di tratta nell'Ue variava da 45mila a 90mila e la presenza annua di vittime di tratta sfruttate nella prostituzione da 90mila a 180mila. Le stime più alte riguardano la Francia, dove la prostituzione è vietata: da circa 19mila a circa 39mila vittime. C'è poi l'Italia, dove la prostituzione è depenalizzata (da 11.400 a 22.800 vittime), e poi varie nazioni in cui è legale come Ungheria e Olanda (da circa 10mila a 20mila vittime), e Germania (da 8.600 a 17.200 vittime).

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