Dietro lo scandalo delle ong britanniche il braccio di ferro con Londra su fondi e Brexit

Il caso che ha coinvolto alcuni cooperanti di Oxfam ad Haiti non sarebbe isolato. Nel mirino, anche altre organizzazioni del Regno Unito. Sullo sfondo, il braccio di ferro tra Theresa May e il mondo della cooperazione internazionale sui tagli ai finanziamenti per i progetti di sviluppo. E le posizioni sull'uscita dall'Ue 

ANSA/UFFICIO STAMPA OXFAM

Oltre 120 impiegati di ong britanniche sarebbero coinvolti in vicende di prostituzione e abusi sessuali, anche su minori. Dopo il caso di Haiti, dove alcuni componenti dello staff di Oxfam avrebbero utilizzato i fondi del governo per organizzare dei festini privati con prostitute, lo scandalo che sta infangando il mondo delle cooperazione internazionale si allarga. E nel mirino di media e politici (soprattutto conservatori) sono finite anche altre organizzazioni di spicco come Save the Children, Christian Aid e la Croce rossa. Vere e proprie multinazionali umanitarie con base nel Regno Unito.

Lo scandalo si allarga

Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, Oxfam, che conta su 5mila dipendenti e oltre 23mila volontari in tutto il mondo, ha registrato 87 casi di abusi commessi da suoi operatori, denunciandone pero' solo 53. Trentuno quelli riguardanti Save The Children, che ne ha denunciati alle autorità appena 10. Christian Aid ne ha denunciati 2, mentre la Croce rossa britannica 5. 

Tutti casi che finora erano stati coperti al grande pubblico, anche per evitare che lo scandalo incidesse sulle donazioni del governo e dei singoli cittadini. Se si prende Oxfam, per fare un esempio, nel 2017 la ong ha ricevuto 34 milioni di sterline solo dal governo, a cui aggiungere i 17 milioni di euro che riceve di media all'anno dall'Unione europea. 

Il braccio di ferro con la premier May

Proprio lo scandalo scoppiato in questi giorni potrebbe far gioco al governo May, che ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro con il potente mondo della cooperazione britannica per ridurre i finanziamenti. Uno scontro anche politico, dato che ong come Oxfam sono tra le più critiche nei confronti della Brexit e stanno valutando la possibilità di spostare le loro sedi a Bruxelles o in altri capitali Ue per non perdere i preziosi fondi europei. “Riguardo a Oxfam e a ogni altra organizzazione che abbia problemi di tutela, ci aspettiamo che cooperino in modo totale con le autorità e cesseremo di finanziare ogni organizzazione che non lo fa”, ha minacciato la segretaria britannica per lo Sviluppo internazionale, Penny Mordaunt.

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Ue: chiarezza o pronti a tagliare fondi

Anche la Commissione Ue è pronta a usare il pugno di ferro con Oxfam: "Stiamo aspettando che l'organizzazione faccia luce con urgenza su questo argomento - ha detto una portavoce dell'Esecutivo comunitario - altrimenti siamo pronti a smettere di finanziare organizzazioni che non rispettano le regole etiche". "La Commissione europea si aspetta dai suoi partner il rispetto delle regole etiche e osserva una tolleranza zero nei confronti delle accuse di abuso commesse da organizzazioni che beneficiano dei suoi finanziamenti", ha aggiunto.

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