Lavoratrici del sesso in crisi per il lockdown, sindacato lancia raccolta fondi

In Belgio la prostituzione è depenalizzata, ma non legalizzata. Il che, secondo l'organizzazione di categoria, esclude la maggior parte di loro dai sostegni statali per il Covid: "Così, alcuni di noi saranno costretti a lavorare nella clandestinità senza alcuna protezione"

La loro attività è depenalizzata, ma non legalizzata. E per questo la gran parte non percepisce gli aiuti previsti per i lavoratori indipendenti nel quadro delle misure anticrisi. Ecco perché l'Unione delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso (Utsopi) del Belgio ha lanciato una raccolta fondi di soludarietà nei confronti dei suoi iscritti.

📣Une fois encore, les travailleur.ses du sexe en Belgique se retrouvent pour une grande majorité sans aucunes ressources...

Pubblicato da UTSOPI su Giovedì 12 novembre 2020

"Utsopi ha ricevuto più richieste di aiuto nelle ultime settimane che durante i tre mesi del primo lockdown", ha detto l'organizzazione. Le prostitute non possono più pagare l'affitto e le spese mediche, e devono ricorrere ai ticket alimentari per nutrirsi. Sono i "grandi dimenticati dalla crisi", lamenta il sindacato. In primavera, il virus ha divorato i loro risparmi. E adesso la maggior parte non può accedere a forme di aiuto come la disoccupazione temporanea. Il rischio è quello di "spingere a lavorare nella clandestinità senza alcuna protezione", denuncia Utsopi.

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