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Mercoledì, 29 Giugno 2022
La nuova emergenza

Dai porti chiusi alle porte aperte: la crisi ucraina ha (forse) unito l'Ue nella solidarietà

Secondo Bruxelles, la guerra provocherà 7 milioni di profughi. Ma stavolta tutti sono d'accordo su un'accoglienza comune. Anche Polonia e Ungheria

Più o meno 7 anni fa, la guerra in Siria provocò un'ondata migratoria che divise l'Europa, con alcuni Paesi e forze politiche che si opposero fermamente alla solidarietà tra Stati membri e alla ripartizione dell'accoglienza. Oggi, l'Ue sembra avere trovato una finora sconosciuta unità di intenti dinanzi alla nuova crisi migratoria che sta generando la guerra in Ucraina. E che potrebbe provocare "7 milioni" di profughi, secondo le stime della Commissione Ue.

I governi di Polonia e Ungheria, gli stessi che si sono opposti da sempre alla creazione di un sistema di ripartizione dei migranti che consentisse di condividere il peso dell'accoglienza tra tutti i 27, hanno dichiarato da giorni di essere pronti a dare il loro contributo di solidarietà senza guardare troppo ai numeri. La Polonia, dove sarebbe già arrivati oltre 100mila profughi ucraini sui 300mila segnalati finora nell'Ue, ha già dato la sua disponibilità ad accogliere fino a 1 milione di persone in fuga dalla guerra. E anche in Italia, a corsa alla solidarietà ha fatto breccia nei cuori della Lega e dei suoi amministratori locali (oltre che di diversi imprenditori).

Certo, a qualcuno potrebbe venire il cattivo pensiero che dietro alcune aperture vi sia anche qualche calcolo di interessi, come la carenza di personale segnalato da diversi settori economici in seguito alla pandemia. Del resto, c'è l'esempio di successo dell'integrazione dei profughi accolti in Germania con la crisi siriana del 2015. Ma la portata della tragedia che si sta consumando in queste ore in Ucraina ha senza dubbio avuto un risultato positivo sul fronte delle politiche di immigrazione europee. 

La Svezia ha chiesto di mettere in campo un meccanismo di ripartizione dei rifugiati sul modello di quanto fatto proprio con la crisi siriana per sostenere Italia e Grecia (anche se poi l'accordo non fu rispettato da alcuni, come l'Ungheia di Viktor Orban). I ministri dei 27 sembrano tutti concordi su questa misura. "Ognuno farà la sua parte: questa è l'Europa che vogliamo", ha detto la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, a margine del Consiglio straordinario a Bruxelles sull'emergenza profughi.

"Si tratta - ha detto la commissaria Ue Johansson - di dare un sostegno da parte delle nostre agenzie e della Commissione agli Stati membri" interessati e di "prepararsi ad un numero maggiore di profughi". "Finora almeno 300mila ucraini sono entrati nel territorio dell'Ue", per fuggire dalla guerra scatenata dalla Russia. La maggior parte ha raggiunto Polonia, Ungheria e Romania. E il numero è destinato a crescere: si parla di "milioni" di rifugiati secondo i calcoli di Bruxelles. 

Ecco perché, al di là degli annunci, i governi di Varsavia e Budapest, i più esposti ai flussi, potrebbero presto trovarsi costretti a chiedere l'aiuto (anche economico) dell'Ue e di altri Stati membri per fronteggiare l'emergenza. Si tratta degli stessi governi che in questi anni hanno bloccato qualsiasi tentativo di riforma delle politiche Ue sull'immigrazione, e che adesso potrebbero ridurre la loro resistenza. "Spero che assumeremo una responsabilità comune per le persone che stanno fuggendo dalla guerra - ha detto a Bruxelles il ministro svedese Anders Ygeman -  Esorto tutti i Paesi a prendere la loro parte di responsabilità: alcuni Stati si sono mostrati riluttanti ad accettare un meccanismo di solidarietà e credo che questa crisi sottolinei l'importanza di un patto" tra i Paesi membri, ha concluso. 

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