Martedì, 22 Giugno 2021
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Il Parlamento Ue "minaccia" di denunciare la Commissione: "Faccia rispettare lo stato di diritto"

Il regolamento che sanziona i Paesi che fanno un uso improprio dei fondi europei è sulla carta in vigore da inizio anno, ma è stato congelato da Commissione e Stati membri sulla scorta dell'opposizione di Polonia e Ungheria. Strasburgo non ci sta e si appella ai Trattati (e alla Corte di giustizia)

Il presidente Viktor Orban al Parlamento europeo a Strasburgo nel 2018

L'ultima "esortazione" entro fine mese affidata alla diplomazia del presidente David Sassoli. Poi, se continuerà quello che in molti a Strasburgo definiscono come un muro di gomma, il Parlamento europeo è pronto all'estrema sfida: denunciare la Commissione Ue alla Corte di giustizia comunitaria. E' quanto hanno stabilito a larghissima maggioranza gli eurodeputati nel corso dell'ultima plenaria. Un vero e proprio scontro istituzionale che ruota intorno al meccanismo sullo stato di diritto, ossia le norme che dovrebbero bloccare o addirittura ritirare i finanziamenti Ue a un Paese membro in caso questi violi principi come l'indipendenza della magistratura.

Tale meccanismo, più propriamente il Regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto, è stato incluso, tra mille negoziati, nell'accordo sul Recovery fund e sul nuovo bilancio pluriennale dell'Ue. Ma in seguito all'opposizione del blocco di Visegrad, in particolare di Polonia e Ungheria che sono i Paesi più esposti a eventuali sanzioni sullo stato di diritto, gli Stati membri e la Commissione hanno concordato una sorta di tregua: il regolamento non sarà attuato fino a quando la Corte di giustizia dell'Ue non si sarà pronunciata sulla sua validità, così come richiesto per l'appunto da Varsavia e Budapest. I due Paesi hanno infatti presentato ricorso alla Corte per far annullare il meccanismo, un processo che potrebbe richiedere quasi un anno.

Troppo per il Parlamento, che chiede di velocizzare la messa in atto del regolamento per evitare un uso improprio dei fondi Ue. "È sotto gli occhi di tutti che il bilancio europeo e il piano di ripresa finanzino la repressione delle libertà o la rielezione degli autocrati conservatori in Ungheria o in Polonia", ha affermato l'eurodeputata francese Fabienne Keller di Renew Europe. Parole intorno a cui si è coalizzata gran parte della camera di Strasburgo.

Nella plenaria di questa settimana, infatti, gli eurodeputati hanno incaricato il presidente Sassoli a esortare la Commissione, al più tardi entro due settimane, ad “adempiere agli obblighi” del Regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto. In una risoluzione adottata con 506 voti favorevoli, 150 contrari e 28 astensioni, gli europarlamentari hanno espresso "la preoccupazione che alcuni Paesi possano utilizzare il bilancio Ue impropriamente come mezzo per deteriorare lo stato di diritto", si legge in una nota dell'Eurocamera. "Ma nonostante un regolamento per tutelare i fondi comunitari (che si applica anche al Recovery) sia in vigore dal 1 gennaio 2021, la Commissione non ha ancora proposto alcuna misura nell'ambito delle nuove regole e non ha rispettato le scadenze per mettere a punto le linee guida sull'applicazione del regolamento". Ciò, prosegue la nota, "costituisce una base sufficiente per intraprendere un'azione legale contro l'esecutivo europeo ai sensi dei Trattati comunitari", ha ricordato il Parlamento, affermando di essere pronto a procedere in questo senso se non verranno rispettate le scadenze.

I deputati hanno dunque esortato la Commissione a reagire rapidamente alle gravi violazioni in corso dei principi dello Stato di diritto in alcuni Paesi membri, che costituiscono un grave pericolo per la distribuzione equa, legale e imparziale dei fondi comunitari. L'esecutivo europeo  "dovrebbe utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per affrontare le persistenti violazioni della democrazia e dei diritti fondamentali nell'Unione, compresi gli attacchi contro la libertà dei media e i giornalisti, i migranti, i diritti delle donne, i diritti delle persone LGBTIQ e la libertà di associazione e di riunione", conclude il Parlamento. Per l'eurodeputato Ryszard Legutko, esponente del PiS, il partito di maggioranza in Polonia, il meccanismo sullo stato di diritto è invece "un metodo di dettatura e controllo contro i governi che si staccano dal mainstream federalista (pro-Ue)".

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