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Domenica, 3 Marzo 2024
La nuova acquacoltura

Il primo allevamento di polpi al mondo fa scattare la protesta degli animalisti

Il "crudele" progetto di un'azienda spagnola scatena le reazioni delle Ong che invitano le autorità pubbliche a respingere la richiesta di costruzione

L'idea di creare il primo allevamento al mondo di polpi ha fatto scattare le proteste degli animalisti. Dopo l'annuncio da parte di una impresa nelle Isole Canarie, due Ong si sono opposte chiedendo all'Ue di fare lo stesso. Il progetto, presentato dall'azienda ittica spagnola Nueva Pescanova, mira ad allevare circa un milione di cefalopodi nel porto di Las Palmas, per destinarli al consumo alimentare. Ma questi piani sono stati considerati "estremamente preoccupanti, sia dal punto di vista del benessere degli animali che dell'ambiente", dagli animalisti dell'Eurogrup for Animals e da Compassion in World Farming.

Come si legge su Euractiv, le questioni sollevate dalle due organizzazioni non governative riguardano principalmente tre problemi che le hanno portate a giudicare il piano "crudele". Il primo è legato alla modalità di abbattimento degli animali che, prevedendo allo scopo l'uso di acqua ghiacciata, "provoca dolore, paura e sofferenza considerevoli, oltre a una morte prolungata". L'altro problema invece riguarda gli spazi dove vivrebbero le creature: la critica è mossa contro il "sovraffollamento e la sterilità" delle vasche, dove verrebbero tenuti dai 10 ai 15 animali per metro cubo d'acqua, con il rischio così di fenomeni di cannibalismo.

L'eurodeputata Caroline Roose, eurodeputata del gruppo dei Verdi, che questo metodo di allevamento porterà i polipi "a scontrarsi l'uno con l'altro, causando tensione e stress". Anche i polpi, come i salmoni, "possono attaccarsi e mangiarsi l'un l'altro" ha detto Roose. Infine, le considerazioni degli animalisti riguardano anche lo sfruttamento delle risorse selvatiche che saranno necessarie per sfamare i cefalopodi e, più nel dettaglio, gli oli di pesce. "Il cibo proviene da piccoli pesci catturati in Africa occidentale. Questo priva le popolazioni delle loro risorse, poiché questi sono spesso la loro principale fonte di proteine", ha aggiunto Roose.

Non esistendo a livello europeo delle leggi a tutela degli animali nel settore della pesca o dell'acquacoltura, le Ong stanno cercando di sfruttare la revisione delle leggi comunitarie sul benessere degli animali annunciata quest'anno dalla Commissione europea. "Esortiamo le autorità delle Isole Canarie a respingere i piani di Nueva Pescanova e chiediamo con urgenza all'Ue di vietare l'allevamento di polpi nell'ambito della revisione legislativa in corso", ha dichiarato Elena Lara, ricercatrice di Compassion in World Farming. "Faremo pressione per includere le questioni relative agli allevamenti ittici", ha poi rimarcato Roose.

Da parte sua, l'azienda spagnola non solo ha negato la presunta sofferenza che verrebbe inflitta agli animali, ma ha anche sostenuto l'impatto positivo che avrebbe l'allevamento nel "ridurre la pressione sulle zone di pesca e garantire risorse sostenibili, sicure, sane e controllate". Negli ultimi decenni la domanda globale di questa prelibatezza alimentare è cresciuta a dismisura: ogni anno vengono pescate circa 350mila tonnellate di polpo, 10 volte di più rispetto al 1950. Secondo la Fao (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) tra il 2010 e il 2019 questo mercato è cresciuto da 1,30 a 2,72 miliardi di dollari, portando le risorse selvatiche al collasso e compromettendo la capacità della pesca di soddisfare la domanda.

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