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Domenica, 27 Novembre 2022
Caro energia

Che fine ha fatto il price cap sul gas dell'Europa

La Commissione propone un meccanismo per affrontare il caro bollette ma che arriva quando le tariffe energetiche sono già in calo. Ecco come funzionerà

Un price cap da usare con moderazione. La Commissione europea, dopo mesi di pressing della maggioranza dei governi nazionali (e di opposizione di Germania e Olanda), ha dettagliato la sua proposta per un tetto al prezzo del gas. Un provvedimento chiesto a gran voce da tanti Paesi, a partire dall'Italia, a fronte del boom estivo del Ttf (il prezzo del gas fissato alla Borsa di Amsterdam) salito ad agosto sopra i 300 euro per megawattora. Il valore di riferimento ora è sceso a poco più di 100 euro ma, visto il contesto geopolitico, non si possono escludere nuovi picchi nei prossimi mesi. Di qui l'intervento di Bruxelles. 

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La Commissione ha proposto un tetto fisso al prezzo del gas da attivare solo in presenza di due circostanze eccezionali. "Il tetto - si legge nel testo inviato ai governi - si attiva se la base di prezzo del Ttf raggiunge un livello predefinito e se l'aumento del prezzo non corrisponde ad un analogo aumento a livello di mercato mondiale (nel confronto con i prezzi del gas naturale liquefatto)". Quindi il tetto scatta solo se l'aumento del prezzo del gas comprato dall'Ue è slegato da un generale incremento globale delle tariffe del Gnl. Se Ttf e Gnl crescono assieme, niente price cap.

Andando nei dettagli della proposta, la prima condizione si verifica quando il Ttf mensile supera una soglia per un certo numero di settimane. Entrambi i valori (prezzo e numero di settimane) sono ancora da stabilire. La seconda condizione - che deve verificarsi assieme alla prima per far scattare il price cap - sussiste quando il differenziale tra il valore del Ttf e un 'paniere' di prezzi del gas naturale liquefatto (quello che deve passare per i rigassificatori, per intenderci) supera una soglia per un certo numero di giorni (anche queste cifre sono ancora da determinare). In altre parole, quella della Commissione è una proposta ancora in gestazione che non fissa né un tetto né il periodo minimo di tariffe troppo elevate per farlo scattare. In compenso, si mette in chiaro che il "meccanismo di correzione del mercato", questo è il suo nome ufficiale, avrà una durata di un anno. 

La palla passerà ora al Consiglio straordinario Energia fissato per giovedì prossimo, nel quale i ministri discuteranno il testo scritto a Palazzo Berlaymont. Dopo il via libera dei governi, si potrà finalmente determinare l'ammontare del tetto al prezzo.

La proposta della Commissione è accompagnata da un'attenta analisi dei rischi e benefici del meccanismo. Il messaggio chiave di Bruxelles è che il price cap sul gas potrà evitare che si ripetano in futuro i picchi ingiustificati di prezzo, come quello che si è verificato ad agosto, ma bisognerà stare attenti a non fissare soglie troppo basse. Altrimenti, i fornitori potrebbero voltare le spalle all'Europa che si ritroverebbe senza abbastanza gas per far fronte agli inverni futuri. Il calo stabile e duraturo delle tariffe del gas, e dunque delle bollette, "può essere raggiunto solo con forniture addizionali e una riduzione della domanda", ha sottolineato la Commissione, facendo capire che la sua strategia energetica non si baserà sul price cap, bensì sulla diversificazione dei fornitori, la riduzione dei consumi e l'aumento della produzione interna. 

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L'estrema cautela di Bruxelles nel delineare questo strumento si spiega con la frattura interna all'Ue tra i Paesi che lo chiedono con insistenza - capitanati da Francia, Italia e Spagna - e quelli che si oppongono (oltre a Germania e Olanda ci sono la Danimarca, il Lussemburgo e i Paesi baltici). Questi ultimi si dicono preoccupati dall'eventualità che, una volta introdotto il tetto al prezzo del gas, i fornitori di energia preferiscano altri clienti all'Europa, lasciando il continente a secco di riserve e nell'incubo dei blackout. La spaccatura interna all'Ue aveva convinto la Commissione a rimandare l'argomento o, come si suol dire a Bruxelles, a "kick the can down the road", che letteralmente significa calciare la lattina lungo la strada, dunque procrastinare. Un atteggiamento che ha spinto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, a rimproverare pubblicamente la numero uno della Commissione, Ursula von der Leyen. I rapporti tra i due sono ora tornati ai livelli minimi dai tempi del 'sofagate'.  Mettendo da parte divergenze e antipatie, le istituzioni Ue e i governi nazionali dovranno giocoforza lavorare assieme a un modello per calmierare i prezzi ed evitare ulteriori rincari del costo della vita per famiglie e imprese.

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