Il presepe napoletano al Parlamento Ue. E lo porta la Lega (in ritardo)

Iniziativa del deputato Borghezio a Bruxelles con i maestri artigiani di San Gregorio Armeno. Ma l'opera arriva solo il giorno dopo. E viene subito rimossa

Chi avrebbe detto che un giorno a portare il presepe napoletano doc al Parlamento europeo a Bruxelles, quello dei maestri artigiani di San Gregorio Armeno, sarebbe stata l'ex Lega Nord (oggi più sovranisticamente Lega)? E che a farlo sarebbe stato quel Mario Borghezio che nel 2011 diceva: "I napoletani fanno schifo, ci vuole una pulizia radicale"? Eppure è proprio quello che è successo questa settimana. Anche se l'iniziativa ha avuto non poche complicazioni.

A partire dal presepe artigianale, che non è arrivato in tempo per la cerimonia organizzata in un corridoio del Parlamento alla presenza dell'Abbé Hervé Hygonnet, del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e dei deputati Lancini e Scottà (Lega), dell'ex 5 Stelle Giulia Moi e della dem Caterina Chinnici. Nessuno dei quali napoletano. Ma tant'è. 

In mancanza dell'originale, il buon Borghezio ha virato su una riproduzione low cost (e in versione mini). Perché l'importante era lanciare il messaggio: "Questo presepe ci ricorda a quali tradizioni apparteniamo - ha spiegato Borghezio - e il diritto-dovere di preservarle, di combattere per la loro difesa. Questo presepe - ha sottolineato l'eurodeputato - simboleggia l'amore fraterno che noi cristiani abbiamo e dobbiamo avere verso il nostro prossimo, verso tutte le persone di qualunque origine, religione, etnia".

Un discorso ecumenico. Che pero' non è bastato a convincere i servizi del Parlamento europeo a derogare alle rigide regole sulla laicità dell'Eurocamera: il presepe, in quanto simbolo religioso, non puo' restare esposto in modo permanente durante il periodo natalizio (a differenza del pagano albero). Peccato per i maestri di San Gregorio Armeno: il loro manufatto originale è arrivato solo il giorno dopo la cerimonia di Borghezio. Giusto il tempo di venire mostrato fugacemente su un tavolino davanti la caffetteria del Parlamento.  

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