La povertà riduce le aspettative di vita: si muore 7 anni prima dei benestanti

Uno studio afferma che l’effetto delle circostanze socioeconomiche sfavorevoli sulla qualità dell’invecchiamento è paragonabile a quello dell’obesità, del diabete e della scarsa attività fisica, ed è addirittura maggiore rispetto a ipertensione e consumo di tabacco

© European Union , 2016 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: François Walschaerts

La povertà non è certo una condizione facile per una persona, ed è talmente dura che accorcia addirittura l'aspettativa di vita delle persone più anziane. Lo afferma uno studio pubblicato su Bmj da LifePath, un progetto finanziato dalla Commissione Europea con lo scopo di individuare i meccanismi biologici che stanno alla base delle differenze sociali nella salute.

Secondo lo studio una posizione socioeconomica svantaggiata è associata a un peggioramento della qualità della vita, corrispondente alla perdita di 4-7 anni di buone condizioni fisiche a partire dai 60 anni. Uomini di 60 anni che vivono in condizioni socioeconomiche precarie (per esempio, svolgendo lavori manuali) hanno lo stesso livello di funzionalità fisica di uomini di 66,6 anni le cui condizioni socioeconomiche sono migliori. Nelle donne questo calo è di 4,6 anni, minore ma comunque significativo.

Per LifePath questo impatto negativo sulla qualità della vita è paragonabile a quello provocato da altri noti fattori di rischio: a 60 anni, la scarsa attività fisica comporta una perdita di 5,7 anni di funzionalità negli uomini e di 5,4 nelle donne; il calo causato dall’obesità è di 5,1 e 7,5 anni, rispettivamente, mentre la perdita dovuta al diabete è di 5,6 e 6,3 anni. L’effetto di altri fattori di rischio come l’ipertensione (2,3 e 3 anni persi) e il consumo di tabacco (3 e 0,7 anni persi) si è rivelato inferiore.

“Il nostro studio conferma che le avversità socioeconomiche sono un potente fattore di rischio che può avere un impatto molto intenso sulla qualità dell’invecchiamento”, dice Silvia Stringhini, ricercatrice all’University Hospital di Losanna, in Svizzera, e coordinatrice dello studio. “Ricerche precedenti avevano mostrato che diversi fattori di rischio, inclusa la condizione socioeconomica, tendono ad accumularsi negli stessi individui. I nostri risultati, invece, ci suggeriscono che l’associazione fra un basso profilo occupazionale e il calo nella qualità dell’invecchiamento non è dovuta ad altri fattori di rischio”.

I ricercatori di LifePath hanno analizzato i dati di 109.107 uomini e donne di età compresa fra i 45 e i 90 anni, provenienti da Europa (inclusa l’Italia), America Latina, Africa, Asia e Stati Uniti. Per valutare le condizioni fisiche dei partecipanti gli studiosi hanno usato la velocità di camminata, che è un buon indicatore delle probabilità di ricovero ospedaliero e di declino cognitivo. Per valutare le condizioni socioeconomiche hanno usato le informazioni raccolte sull’ultima attività lavorativa svolta al momento dell’ingresso nello studio.

“Un altro risultato rilevante è stata la differenza fra paesi ad alto e a medio-basso reddito, con i primi che mostravano una perdita maggiore in termini di anni trascorsi in buone condizioni fisiche”, dice Paolo Vineis, professore all’Imperial College London e coordinatore di LifePath. “Ciò potrebbe essere dovuto a differenze regionali nella distribuzione sociale dei principali fattori di rischio, come la scarsa attività fisica, l’obesità e il diabete”.

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