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Un reparto di terapia intensiva a Barcellona

Un reparto di terapia intensiva a Barcellona

Paesi Ue a corto di terapie intensive, Bruxelles vuole trasferire i pazienti tra Stati

L'Olanda ha già chiesto aiuto alla Germania, il Belgio è quasi al limite. La presidente della Commissione invita i governi a condividere i dati sui posti letto per creare una mappa e organizzare i trasferimenti in tempi rapidi

Quanti posti letto di terapia intensiva ci sono negli ospedali deIl'Unione europea? È una domanda che ha attraversato la prima ondata di Covid-19 e adesso che la seconda ondata comincia a preoccupare i governi è tornata in auge. Il problema è che la risposta è difficile da trovare, dal momento che i vari governi sembrano gelosi di condividere i dati dei propri sistemi sanitari. Una mancanza di trasparenza che la Commissione europea chiede adesso di colmare per poter mappare i posti letto in tempo reale e organizzare in modo rapido il trasferimento dei pazienti dagli Stati con ospedali sotto pressione, a quelli che possono permettersi d'accoglierli.

"Trasparenza nei dati"

"È importante disporre di dati a livello europeo in modo che ci sia trasparenza per tutti", ha affermato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. "In questo modo, possiamo migliorare il coordinamento tra gli Stati membri e spostare i pazienti da un'unità di terapia intensiva sotto pressione a un'altra che ha ancora capacità. Abbiamo già visto che l'approccio nazionale raggiunge molto rapidamente i suoi limiti", ha aggiunto. Avere una mappa chiara dei posti disponibili nei 27 Paesi Ue è, per Bruxelles, un passo da compiere con urgenza, e di questo si discuterà oggi nel corso di una videoconferenza.

Del resto, in diverse parti d'Europa gli ospedali sono già al collasso. L'Olanda ha dovuto chiedere alla Germania di accogliere alcuni pazienti in esubero. In Belgio, i posti letto disponibili in terapia intensiva sono sempre di meno e i trasferimenti interni da Bruxelles e Vallonia verso le Fiandre potrebbero a breve non bastare. Il caso belga ha mostrato anche quanto sia difficile ottenere la solidarietà anche dentro i confini nazionali: diversi ospedali fiamminghi, infatti, hanno opposto resistenza agli arrivi da altre zone del Paese per paura di ritrovarsi in emergenza a loro volta. 

Terapie intensive già piene

Stando ai dati dell'Oecd, il Belgio è tra gli Stati europei con il più alto tasso di posti letto in terapia intensiva rispetto alla popolazione, circa 17,4 ogni 100mila abitani. L'Italia, per fare un paragone, ne ha meno della metà (8,6 secondo dati del 2020). La Francia, dove la quota era di 16 posti ogni 100mila abitanti nel 2018, ha dichiarato di averne già la metà occupati. Al momento, la Germania rappresenta in termini assoluti il bacino più grande di terapie intensive disponibili.

Berlino ha già mostrato di essere disponibile alla solidarietà con altri Paesi Ue, ma Bruxelles vorrebbe evitare accordi bilaterali e coordinare a livello centrale i trasferimenti. Inoltre, von der Leyen ha ricordato l'importanza di condividere anche i dati delle app nazionali di tracciamento del coronavirus: a oggi, sono 19 i Paesi ad averle lanciate, ma solo Germania, Irlanda e Italia sono attualmente collegate tramite il servizio di gateway istituito dalla Commissione Ue. 

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