Porti sicuri in Nord Africa per bloccare gli arrivi di migranti, l'Italia ci riprova

Il ministro Di Maio ha incontrato i colleghi di Tunisia e Algeria a New York. Con loro, il piano dovrebbe coinvolgere il Marocco. Ma la strada, già tentata in passato senza successo, è in salita. Ecco perché

Dopo aver siglato un mini-patto Ue con Francia, Germania e Malta sulla gestione degli sbarchi e la redistribuzione dei migranti che dovrebbe servire da base per un accordo europeo allargato anche ad altri Stati membri, adesso l'Italia starebbe cercando, con l'aiuto dell'Ue, di creare dei porti sicuri nel Nord Africa per bloccare le partenze e aumentare i rimpatri. Una strada già percorsa in passato, anche in quello recentissmo, ma con esiti fallimentari.

Le mire di Di Maio

Precedenti che pero' non sembrano preoccupare il neo ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che in occasione dell'Assemblea generale dell'Onu a New York ha tenuto una serie di incontri con i colleghi di Tunisia e Algeria, rispettivamente Khemaies Jhinaoui e Sabri Boukadoum, e con quello francese, Yves Le Drian. L'obiettivo è quello di creare delle piattaforme di sbarco in almeno 3 Paesi africani (Tunisia, Algeria e Marocco) dove poter far attraccare le navi partite, per esempio, dalla Libia. Molti dei migranti economici che arrivano in Europa provengono proprio da questi Stati. A tal proposito, Di Maio ha ribadito al ministro Le Drian che servono "impegni più chiari da parte dei Paesi terzi per rimpatriare i loro cittadini presenti illegalmente nei Paesi Ue e rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti". Ma come trovare un accordo?

Gli ostacoli legali

Gli ostacoli sono tanti, sia di carattere legale che geopolitico. Da un punto di vista legale, come ha spiegato a Euronews il professore Maurizio Ambrosini, esperto di processi migratori dell'Università di Milano e consulente dell'Ispi, "l'identificazione di porti sicuri nel sud Mediterraneo è parente di una strategia di esternalizzazione dei controlli di frontiera già applicata a Niger, Turchia e Libia. Paesi sbiancati dalla loro tristi reputazioni in cui il livello di tutela dei diritti umani è basso, senza garanzie di effettiva accoglienza delle persone tratte in salvo in mare, con infrastrutture e servizi carenti in primo luogo per i loro cittadini, figuriamoci per i migranti". E' il caso dell'Algeria, per esempio, le cui forze dell'ordine sono state accusate da diverse organizzazioni umanitarie di abusi e violenze nei confronti dei migranti, spesso deportati in massa ai confini e abbandonati nel deserto.  

I problemi geopolitici

C'è poi da considerare che questi Paesi affrontano già forti pressioni interne per l'alta presenza di migranti: la Tunisia per esempio ospita già 200mila libici sfuggiti al conflitto in corso nel vicino Stato africano. E lo stesso vale per Algeria e Marocco. Ma l'ostacolo più grande da superare è quello delle contropartite politiche che i governi dei Paesi interessati chiederanno inevitabilmente all'Europa. 

Il Marocco, per esempio, non ha mai gradito le ingerenze di alcuni Stati Ue nei confronti della situazione nel Sahara occidentale, terra ricche di risorse dove da 40 anni c'è un movimento indipendentista che il governo marocchino reprime con la forza. L'Algeria, invece, chiede "la messa in sicurezza degli impianti energetici, della frontiera (con Libia e Niger, ndr) e la sedentarizzazione della popolazione nomade", spiega sempre a Euronews Jean-Pierre Cassarino, professore al Collegio d’Europa. 

C'è infine la Tunisia, che ha fatti grandi passi verso la democrazia, ma sconta ancora una grande fragilità dal punto di vista economico. Per Tunisi, l'Europa è uno sbocco importante per l'export, ma le richieste fin qui avanzate per una maggiore apertura del mercato Ue ai suoi prodotti, come successo con l'olio d'oliva, hanno trovato una forte opposizione in alcuni Stati dell'Unione europea (Italia compresa). Eppure è proprio dalla Tunisia che proviene una fetta importante dell'immigrazione in Italia. 

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Trovare una sintesi alle varie problematiche non sarà facile. Di Maio spera di avere l'appoggio Ue. Bruxelles ha già fatto capire di essere pronta a sostenere il progetto di istituire dei porti sicuri in Nord Africa, promuovendo anche i rimpatri. Per esempio, l'aver eliminato la parola "cooperazione" dai portafogli della Commissione per privilegiare il più freddo "partnership internazionali" (scelta compiuta dalla neo presidente Ursula von der Leyen) sembra ad alcuni voler indicare che da qui in avanti i fondi per lo sviluppo ai Paesi terzi dovranno contenere una contropartita: quella di contribuire a ridurre i flussi migratori.   

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