Migranti, M5s: "Porti chiusi senza intesa Ue". Ma la Francia: "Prima sbarchi, poi solidarietà"

Botta e risposta tra Roma e Parigi in vista del mini-summit del 23 settembre a Malta sui meccanismi per consentire l'accoglienza e la redistribuzione della persone salvate nel Mediterraneo

Ieri, il lungo intervento sul blog dei 5 stelle del nuovo viceministro dell'Interno, Vito Crimi, secondo cui, anche con il nuovo governo, i porti italiani resteranno chiusi alle navi che soccorrono i migranti senza previa intesa sulla loro ripartizione in altri Stati Ue. Oggi, la replica a distanza della Francia, che avverte: prima cosa "permettere lo sbarco". E solo dopo si puo' cominciare a parlare di redistribuzione. Un botta e risposta a distanza che conferma le difficoltà di trovare un'intesa tra Roma, Parigi e Berlino in vista del mini-summit del 23 settembre a Malta sui meccanismi per consentire gli sbarchi dei migranti salvati nel Mediterraneo.

Nel giorno clou di Pontida, dove la Lega ha attaccato il neo esecutivo giallorosso, reo, a suo giudizio, di aver fatto tornare l'Italia a essere "il campo profughi dell'Ue" (Matteo Salvini dixit), il pentastellato Crimi ha deciso di usare il 'palcoscenico' del Blog delle Stelle per rassicurare la parte più a destra dell'elettorato M5s, smorzando al contempo gli entusiasmi di chi, a sinistra, aveva applaudito alla decisione di far sbarcare a Lampedusa gli 84 richiedenti asilo della Ocean Viking. 

"Non è cambiato niente rispetto alla azione che abbiamo portato avanti finora - scrive Crimi - sebbene qualcuno cerchi di dire il contrario. Il porto resta chiuso fino al momento in cui c'è la certezza della redistribuzione, garantendo sempre e comunque la sicurezza delle persone a bordo, la tutela di bambini e ragazzi, donne incinte e malati. Perché (lo ribadiamo!) per noi esiste solo un metodo: quello della redistribuzione e della modifica dell'attuale regolamento di Dublino, con il 70% di redistribuzioni quale soglia minima. La redistribuzione tra i Paesi europei deve diventare una regola europea automatica e non un criterio applicabile a seconda dei casi".

Il 70% come quota di redistribuzione minima è un chiaro riferimento al mini-summit di La Valletta, dove i governi di Francia, Germania e Finlandia da un lato dovrebbero sottoscrivere un documento comune con Italia e Malta in cui si dovrebbero stabilire delle quote fisse di ripartizione dei migranti sbarcati: a oggi, Parigi e Berlino si sarebbero impegnate a farsi carico di un 25% a testa, l'Italia il 10%. Resta da capire come ripartire i restanti e se le quote riguarderanno tutti i migranti o solo quelli che hanno il diritto a richiedere l'asilo. Si tratta di un dettaglio centrale, perché il governo Conte II, qualora dovesse trovare l'intesa, dovrà  riaprire i porti e occuparsi, almeno per le prime settimane, delle procedure di accoglienza e registrazione. Una situazione che potrebbe essere usata dagli ex alleati della Lega per infiammare l'opinione pubblica. Tanto più se Francia e Germania chiederanno di ripartire solo i richiedenti asilo (lasciando i migranti senza possibilità di status da rifugiato in Italia o Malta).

Ecco perché la ministra per gli Affari europei della Francia, Amelie de Montchalin, ha voluto sottolineare tali aspetti: "E' necessario che i Paesi di primo ingresso permettano al contempo lo sbarco ma anche uno studio della situazione delle persone che arrivano per poter sapere chi sono queste persone", ha spiegato Montchalin. Inoltre, serve "della solidarietà perché se tutte le persone che arrivano restano nel Paese di primo ingresso, ed è cio' che è accaduto in Italia ed è cio' che continua a accadere in Spagna e a volte a Malta che è esposta a questa situazione, mettiamo questi Paesi di fronte a una sfida che è troppo grande per affrontarla da soli". Per il governo francese, la riunione a Malta "deve permettere un dialogo molto preciso" per trovare una soluzione "efficace", ha detto Montchalin.

La parole della ministra francese confermano che restano aperte ancora delle questioni prima che i 5 Paesi Ue trovino un accordo. "In vista dei colloqui della prossima settimana, la Germania e la Francia stanno facendo pressione per un accordo temporaneo", ha precisato nelle stesse ore il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. "La distribuzione caso per caso o arrivo per arrivo è la condizione insoddisfacente in cui ci troviamo al momento", ha aggiunto.

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