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Martedì, 16 Aprile 2024
Risultati in bilico / Polonia

Gli alleati di Meloni arretrano, la Polonia si riscopre pro-Europa

Il partito di destra Pis è primo ma non ha la maggioranza né alleati con cui governare. Possibile una maggioranza tra europeisti e sinistra nonostante le visioni diverse

In Polonia si profila un significativo cambio della guardia al potere dopo una combattutissima campagna elettorale. Il partito al governo dal 2015, Diritto e giustizia (Pis) ha ottenuto più voti, ma non sarebbe in grado di creare una maggioranza, neppure tramite alleanze. Un'impresa che potrebbe invece riuscire a Coalizione civica (KO), la formazione filoeuropeista guidata da Donald Tusk. Per salire al potere, potrebbe creare una coalizione con altri due partiti, l'alleanza centrista Terza Via e il Partito della Sinistra. Di fronte a queste proiezioni, i mercati hanno risposto subito positivamente. Dopo due mandati consecutivi al potere a Varsavia, per il Pis questo appuntamento si profila come un'amara sconfitta, anche se il presidente della Repubblica rimane una sua espressione, in grado di bloccare quelle riforme nel Paese richieste dall'Unione europea. Il risultato polacco potrebbe influenzare profondamente anche le sorti delle prossime europee. Senza Diritto e giustizia al governo, si incrinerebbe l'asse sovranista che ha visto finora legate la Polonia sia all'Italia di Giorgia Meloni che all'Ungheria di Viktor Orban.

Alleanze necessarie

Secondo gli exit-poll delle elezioni parlamentari svoltesi il 15 ottobre, con un'affluenza alle urne del 72,9%, il partito di governo nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS) è in testa con il 36,8% dei voti, che consentirebbe di ottenere 200 dei 460 seggi parlamentari. Il partito del primo ministro Mateusz Morawiecki risulterebbe comunque privo della maggioranza per governare. In tal caso, spetterebbe alla formazione pro-europeista Coalizione civica provare a formare una maggioranza alla guida del paese, forte del 31,6% ottenuto alle urne. Donald Tusk, già presidente del Consiglio europeo dal 2014 al 2019, potrebbe allearsi con Terza Via, una formazione centrista che si è piazzata al terzo posto con un sorprendente 13% di voti. L'altro alleato potrebbe essere il Partito della Sinistra (Lewica) che vanta l'8,6% di preferenze. Insieme potrebbero ottenere quei 231 seggi necessari per la maggioranza minima richiesta per governare. Male invece il gruppo ultranazionalista Confederazione, fermo al 6,2%, che aveva portato avanti una campagna elettorale ultraliberale, antieuropeista e per molti versi misogina. Una proposta che non ha premiato i suoi candidati quanto si aspettavano.

Vittoria sospesa

"Nessuno sarà in grado di rubarci questa vittoria elettorale", ha dichiarato Tusk dopo le prime proiezioni esultando: "Ce l'abbiamo fatta! La democrazia ha vinto.[...] Oggi possiamo dire: questa è la fine dei brutti tempi! Questa è la fine del PiS!". Jaroslaw Kaczynski, leader di Diritto e giustizia, dalla sede del partito a Varsavia si è espresso in maniera più cauta: "Non lo sappiamo ancora, ma dobbiamo avere speranza e dobbiamo anche sapere che, indipendentemente dal fatto che siamo al potere o all'opposizione, realizzeremo i nostri progetti e non permetteremo che la Polonia venga tradita". Eventuali ostacoli all'alleanza tra i tre maggiori partiti di opposizione potrebbero derivare dalle diverse posizioni che hanno su varie questioni, che riguardano ad esempio l'aborto o il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nonostante le differenze, il desiderio di impedire un terzo mandato del Pis sembra rappresentare una spinta più potente delle divisioni. "L'obiettivo è porre fine alla follia del PiS e al suo flirt con l'Est, ripristinare lo stato di diritto e la democrazia in Polonia e ripristinare buone relazioni con i nostri vicini, ad eccezione di Russia e Bielorussia, e con le istituzioni dell'Ue", ha dichiarato ai media Radoslaw Sikorski, già parlamentare europeo ed esponente di Coalizione civica.

Contrasti insanabili con Bruxelles

Gli anni al potere del Pis sono stati caratterizzati da numerosi conflitti con Bruxelles, con un vero e proprio braccio di ferro tra il primo ministro Mateusz Morawiecki e la Commissione europea, in particolare sulla riforma della giustizia. L'esecutivo europeo la considera un vero e proprio "attacco allo stato di diritto e alla democrazia". Anche i diritti fondamentali, come il diritto all'aborto e alle relazioni tra persone dello stesso sesso, sono stati repressi, impediti e sacrificati dal partito di destra in nome di un modello di vita ultracattolico e intollerante alla diversità. A questo quadro negli ultimi mesi si sono aggiunti anche i contrasti con l'Ucraina. Dopo una prima fase di solidarietà, sia militare che di sostegno ai rifugiati, Varsavia ha iniziato a "bisticciare" con Kiev sulla questione delle importazioni agricole, impedendo l'ingresso di cereali e altre materie prime dal Paese in guerra per evitare danni agli agricoltori polacchi. Un contrasto ampiamente strumentalizzato in ottica elettorale.

Il ruolo di Duda

Per consegnare il Paese a Donald Tusk e ai tre partiti della nuova coalizione è comunque necessario ottenere il mandato dal presidente della Repubblica Andrzej Duda, che proviene dal PiS e il cui mandato scade nel 2025. Duda si è già dichiarato intenzionato a concedere l'opportunità di formare il governo "al vincitore", quindi a Morawiecki. Se questo tentativo fallisse, la stessa possibilità dovrebbe essere offerta a Donald Tusk. Ove si formasse un nuovo governo che esclude il Pis, Duda avrebbe comunque una serie di strumenti per rallentare o impedire le riforme che la nuova maggioranza richiede. Equilibri continentali A soffrire per la sconfitta del Pis in ambito europeo sono in primo luogo Fratelli d'Italia (FdI) in Italia e Fidesz in Ungheria, che diverrebbero orfani di un importante alleato nel Consiglio europeo, in particolare sul tema delle migrazioni. Gioisce invece il Partito popolare europeo (Ppe), a cui aderiscono sia la Coalizione civica che i membri della coalizione centrista Terza Via, cioè il Partito popolare polacco (Psl) e il centro-verde Polonia 2050. Proprio il Ppe, guidato da Manfred Weber, al Parlamento europeo si è avvicinato in questi mesi alle posizioni dell'estrema destra, rappresentata sia da Identità e Democrazia (Lega) che dai Conservatori e riformisti (Fratelli d'Italia). Questo arretramento polacco delle formazioni di stampo populista, sovranista ed euroscettico, potrebbe far mutare tattica ai partiti che aderiscono ai popolari europei.

Referendum boicottato

Il Pis aveva provato a sfruttare le elezioni parlamentari anche per spingere un referendum in cui è stato chiesto ai polacchi di esprimersi a proposito del nuovo patto migratorio dell'Ue, del muro al confine bielorusso, della privatizzazione dei beni statali e dell'aumento dell'età pensionabile. Gran parte degli elettori, pur recandosi alle urne per le elezioni parlamentari, si è rifiutato di prendere le tessere referendarie. Secondo un sondaggio dell'emittente privata  Polsat , solo il 40% della popolazione si è espressa per il referendum, che ha quindi fallito il target necessario di oltre il 50% dell'affluenza per essere valido.

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