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Domenica, 26 Maggio 2024
Il caso

La Polonia blocca il grano ucraino: "Viene anche dalla Russia"

Varsavia mette da parte la sua solidarietà con Kiev e annuncia una stretta sulle importazioni per rispondere alle sempre più forti proteste degli agricoltori

È il Paese Ue che più si è battuto per sostenere Kiev dopo l'invasione russa. Ma la solidarietà ha trovato un limite che sembra diventato invalicabile: il grano. Dopo le forti proteste degli agricoltori e un terremoto politico che ha colpito il governo, la Polonia ha deciso di attuare una stretta sulle importazioni di cereali dall'Ucraina.

L'annuncio è arrivato dal nuovo ministro dell'Agricoltura di Varsavia, Robert Telus, che ha da poco sostituito Henryk Kowalczyk, dimessosi in seguito alle dure contestazioni delle aziende agricole del Paese, che hanno stimato perdite per quasi 2 miliardi di euro a causa delle cosiddette "corsie di solidarietà" istituite dall'Ue per favorire le esportazioni via terra di grano, mais e altri cereali dall'Ucraina verso l'Europa, e aggirare così il blocco alle navi nel mar Nero. Queste corsie hanno provocato le proteste non solo degli agricoltori polacchi, ma anche di quelli di Romania e Bulgaria. La Commissione europea ha cercato di placare gli animi stanziando 56 milioni di euro, ma le promesse di aiuti non hanno funzionato, almeno finora.

La questione è diventata spinosa a Varsavia, stretta tra la sua immagine di principale alleato Ue di Kiev, e i contraccolpi nei sondaggi per il partito di maggioranza, il Pis polacco. Il prossimo autunno ci saranno le elezioni politiche, e il Pis, formazione di destra alleata di Fdi in Europa, non può rinunciare al sostegno della popolazione rurale, una parte importante del proprio elettorato. Tanto più vista l'avanzata di Michał Kołodziejczak, fondatore del maggior movimento dei produttori locali polacchi, AgroUnia, che vorrebbe emulare il Bbb olandese, il partito degli agricoltori che ha vinto a sorpresa le recenti elezioni provinciali nei Paesi bassi.

Toccato al cuore del suo populismo, il Pis ha reagito sacrificando Kowalczyk, e lanciando nella mischia Telus. Il quale ha subito cercato di rigirare la patata bollente all'Ue: "Bruxelles parla di sanzioni contro la Russia, e d'altra parte finge di non sapere che molto grano arriva in Europa da sud, e probabilmente è grano russo, non ucraino", ha detto. Nelle sue dichiarazioni, il ministro polacco ha definito "molto lenta" l'azione dell'Ue, e ha avvertito che "non può essere che, a causa di uno scarso coordinamento, a farne le spese siano gli agricoltori europei, e soprattutto di due o tre Paesi". Peccato che a Bruxelles, il commissario europea all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski, sono solo sia polacco, ma è anche un esponente di spicco del suo stesso partito, il Pis. 

Per il momento, Telus ha annunciato una stretta sull'import. Nell'immediato, in accordo con Kiev secondo quanto riferito da Varsavia, verrà sospeso temporaneamente l'acquisto di grano dall'Ucraina. Per il futuro, "sebbene non si intenda tagliare queste importazioni, ogni nuovo trasporto d'ora in poi sarà controllato con molta attenzione", ha assicurato il neo ministro. Le associazioni di agricoltori polacchi sostengono che la merce in arrivo dall'Ucraina "non ha la stessa densità o qualità" di quella richiesta ai produttori locali e chiedono una tariffa del 50% sul grano ucraino, di cui secondo loro sono immagazzinate 2,5 milioni di tonnellate in Polonia.

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