Polonia, l'alleato di Meloni dice no ai migranti dall'Italia. Sit-in a Berlino: "Portateli da noi"

Mentre in Germania si manifesta per aprire i confini ai senzatetto di Lesbo, il Governo di Varsavia fa pressioni per difendere lo status quo. No corale di Visegrad alla redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo sbarcati in Europa

Foto dal profilo Twitter @EUwatchers

“Aboliremo Dublino”. La promessa della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di superare il contestato regolamento che assegna ai Paesi di primo ingresso la responsabilità di gestire i migranti si scontra oggi con il ‘muro’ di Visegrad. Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia sono infatti fermamente contrarie a un sistema di redistribuzione Ue che aprirebbe i loro confini, finora al riparo dai flussi migratori, a una quota di richiedenti asilo in arrivo da altri Paesi europei.

Il Governo di Varsavia sta facendo pressioni per lasciare le cose come stanno. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, il cui partito è alleato a livello Ue con Fratelli d’Italia, ha ripetutamente affermato che il suo Paese non accetterà rifugiati. Dopo l'incendio nel campo greco di Moria, l’esecutivo polacco ha annunciato che avrebbe aiutato le autorità di Atene con l’invio di moduli abitativi per ricostruire il campo. Un chiaro messaggio sulla politica migratoria dell’alleato di Giorgia Meloni.

“Le nostre priorità sono sempre le stesse: protezione globale delle frontiere esterne, cooperazione con Paesi terzi, rimpatri effettivi e prevenzione dei movimenti secondari”, ha rivelato un diplomatico polacco alla testata bruxellese Euractiv. Le posizioni della Polonia, rappresentative anche di quelle degli altri Paesi dell’alleanza di Visegrad, rischiano di mandare a monte i piani della Commissione europea espressi la scorsa settimana dalla von der Leyen nel suo primo discorso sullo Stato dell’Unione. La presidente aveva affermato di voler rimpiazzare il regolamento di Dublino con “un nuovo sistema di governance della migrazione dell’Ue” con “strutture comuni per l'asilo e il rimpatrio” e “un nuovo forte meccanismo di solidarietà” per i Paesi che si fanno carico del salvataggio in mare. La posizione italiana e degli altri Paesi del Sud Europa è che sia arrivato il momento di mettere su un sistema di ripartizione obbligatoria.

Se da Varsavia arrivano notizie in senso opposto, Berlino sembra invece più disposta a tendere una mano ai Paesi mediterranei. A dimostrare un clima diverso nella capitale tedesca è la manifestazione di ieri alla quale hanno preso parte migliaia di persone e 60 organizzazioni, tra cui Fridays for Future e la Chiesa evangelica tedesca. “Abbiamo spazio”, si leggeva in uno striscione che apriva il corteo pro-rifugiati. “Vogliamo che queste persone possano venire da noi”, hanno detto ai giornalisti gli organizzatori della manifestazione. Dopo l’incendio che ha ridotto in polvere il campo di Moria a Lesbo, i singoli Länder (le regioni tedesche) e diversi comuni avevano accettato di accogliere più di 1500 persone, in particolare minori non accompagnati. Ma la disponibilità è subordinata al via libera del ministero degli Interni, che finora è stato contrario. Le proteste hanno avuto luogo anche in altre città tedesche.

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