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Sabato, 2 Marzo 2024
L'allarme / Polonia

Il modello polacco: con il divieto dell’aborto cresce la mortalità infantile

Nel Paese l'interruzione di gravidanza è vietata anche in caso di feto malformato. I medici denunciano un aumento dei neonati nati morti

In seguito alla messa al bando dell’aborto in Polonia il tasso di mortalità infantile è aumentato, invertendo un declino di lungo periodo. Diversi medici, che hanno notato anche un aumento degli aborti spontanei e dei nati morti, ritengono che le ragioni siano da ricercare nella legislazione entrata in vigore lo scorso anno in seguito a una sentenza della Corte costituzionale polacca.

Secondo le nuove norme, nel Paese vige un divieto quasi totale dell'interruzione volontaria di gravidanza, compresi i casi di malformazione o malattia incurabile del feto. Nel 2021, il primo anno di applicazione del nuovo testo, il tasso di mortalità infantile ha raggiunto il 3,9 per 1.000 nascite, rispetto al 3,57 del 2020 (leggermente superiore alla media Ue di 3,4), secondo i dati dell'agenzia statale Statistics Poland (Gus). Per quanto riguarda le morti neonatali, nel primo giorno di vita, il tasso è passato da 1,08 a 1,28. Questi ultimi dati sono in controtendenza rispetto agli scorsi anni. I tassi di mortalità infantile sono diminuiti in modo significativo dall'inizio degli anni '50, quando la cifra raggiungeva quasi 120 su 1.000 nascite. Nel 2000 era sceso a 8,1 e nel 2010 si è attestato a 5,0.

"A mio parere, una delle ragioni principali dell'aumento del tasso di mortalità infantile è la sentenza della Corte costituzionale", ha dichiarato al quotidiano Dziennik Gazeta Prawna Ewa Helwich, docente di medicina e consulente in neonatologia. "Se le precedenti norme sull'aborto fossero ancora in vigore, alcuni di questi bambini, tecnicamente parlando, non sarebbero probabilmente nelle statistiche, perché non sarebbero nati", ha spiegato. Grzegorz Swiercz, primario di ginecologia e ostetricia presso l'ospedale policlinico provinciale di Kielce. Swiercz ha dichiarato al giornale che "negli anni precedenti queste gravidanze venivano interrotte perché i feti presentavano malformazioni letali, come dimostrato dagli esami prenatali. Ma ora nessuno in ospedale lo fa". I medici intervistati segnalano anche un aumento del numero di aborti spontanei e di nati morti, dati che non sono riportati nei dati del GUS.

La legge, entrata in vigore lo scorso anno in Polonia è estremamente restrittiva e vieta l’interruzione di gravidanza anche in caso di malformazione del feto. Questa circostanza, che era la causa del 98 per cento degli aborti effettuati nella nazione, era stata inizialmente inclusa tra i motivi per cui si poteva procedere con l’interruzione di gravidanza, ma in seguito al ricorso presentato da 119 deputati del partito di destra Diritto e Giustizia (Pis), che governa il Paese e che è alleato di Fratelli d'Italia in Europa, questa previsione è stata eliminata in quanto ritenuta “incompatibile” dalla Consulta (ritenuta ormai sotto il controllo dello stesso Pis) con la Legge fondamentale dello Stato e quindi incostituzionale. Secondo Jarosław Kaczyński, leader del PiS, il divieto di interruzione di gravidanza nei casi di malformazione del feto serve a garantire che "anche nei casi in cui la gravidanza è molto difficile, quando il bambino morirà inevitabilmente, quando è gravemente deforme, si concluda con la nascita, in modo che il bambino possa essere battezzato, sepolto e gli venga dato un nome".

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